Warner e la spasmodica ricerca di nuovi (vecchi) target

Il gigante dell’intrattenimento holliwoodiano, da quanto si apprende, ha deciso di lanciarsi in un profondo rinnovamento del proprio portale Internet. I cambiamenti più significativi? Beh sicuramente la messa a disposizione di contenuti on demand, come ad esempio le serie tv che nel piccolo schermo hanno avuto molto successo: dal trascinante Buffy l’ammazzavampiri alla comicità più salottiera del divertentissimo Friends.

Il perchè? Semplice: attrarre un pubblico di giovani, di età compresa tra i 18 e 34 anni, che sta progressivamente abbandonando la tv generalista in favore del web, o di altre piattafome televisive. Una scelta di questo genere appare in un certo senso azzeccata, se non altro perché nonostante il grosso clamore mediatico che ha investito tali strumenti innovativi, sembra che le nuove frontiere televisive suscitino ancora scarsa attenzione proprio nei media tradizionali a livello produttivo e distributivo. Warner ha perciò fatto una scelta. E seguendo la scia di Cbs e Nbc ha deciso di offrire in streaming questi “vecchi” contenuti cult.

Nonostante la bontà del progetto però, credo che un qualsiasi attore, inoltrandosi nel mondo della Rete, debba rivolgersi a una comunità di individui piuttosto che ad un target. I tanto decantati social network, in particolare quelli legati a un pubblico di nicchia, inglobano persone che non per forza possiedono tratti comuni: età, sesso, impiego, status sociale. Sono uomini e donne che condividono e trasmettono la propria passione, sfruttando un mezzo che li mette in realzione con estrema facilità. Ecco perché forse una televisione che realmente aderisce al funzionamento della Rete, introietterà la prospettiva di concepire le persone semplicemente come tali, senza categorizzazioni che in Internet sono oramai obsolete. Ma immagino che la strada per arrivarci sia ancora molto molto lunga.

via oneiptelevision

Il ruolo chiave della tv satellitare (per la pubblicità)

A un anno dalla prima diffusione dei dati Auditel, è continua e inesorabile la crescita di contatti e share per i canali satellitari. Secondo un articolo de Il Sole 24 ORE, redatto da Luca Veronese, almeno un italiano su dieci guarderebbe con regolarità i canali offerti da tale piattaforma. Da Rai a Mediaset, passando per La7, i canali generalisti hanno visto progressivamente erodere i propri contatti, per quanto fin dagli inizi della sua storia avessero bollato il satellite con l’epiteto di nanoshare (contatti insignificanti), sottolineando la scarsa platea, in termini pubblicitari, che esso era in grado di attirare.

Come share i canali satellitari, nel loro complesso, si avvicinano molto a quello di una tv generalista”, incalza Roberto Binaghi del centro media Omd. “Auditel sta leggendo una realtà in crescita, ormai corposa anche nei numeri”. E com’è prevedibile i canali sportivi, quali ad esempio Sky Sport, sono in testa nel raccogliere contatti preziosi, da cui poter trarre opportune indicazioni. Ma i dati Auditel palesano anche situazioni in apparenza meno evidenti: da un lato infatti, secondo Giuseppe Basile (responsabile delle ricerche dell’area tv di Starcom), i canali del gruppo Fox hanno superato qualunque previsione in termini di pubblico. Grazie soprattutto alla programmazione offerta dal canale Fox Crime. Allo stesso tempo, il target compreso tra i 4 e i14 anni, ha rappresentato (e continuerà probabilmente ed essere) l’el dorado per la tv satellitare poiché, nelle fasce opportune, raggiunge ben il 20% di share.

La tv generalista raccoglie ogni hanno più di 4,6 miliardi di euro di investimenti pubblicitari; d’altro canto la pubblicità sul satellite vale non più di 300 milioni di euro annui. Ma secondo Basile, la forza della piattaforma satellite non è racchiusa nei numeri, quanto invece nella qualità dei contatti. La tv satellitare raggiunge fette di popolazione, di solito con un più alto livello culturale, che hanno smesso di guardare la tv generalista: contatti esclusivi, rappresentanti persone più recettive. Un pubblico che sceglie di guardare la televisione, passando di fronte a Sky almeno il 50% della propria giornata-tv.

Ma per il satellite di Murdoch, che punta a raggiungere 6 milioni di abbonati entro il 2010 (oggi ne raccoglie 4 milioni), gli investimenti pubblicitari stanno assumendo un ruolo sempre più incalzante e centrale. E un affollamento del 18%, che inizia a percepirsi anche tra il pubblico, lo dimostra ampiamente. Secondo Biraghi “è sempre più evidente la presenza di aziende concorrenti all’interno dello stesso break pubblicitario: capita di vedere spot in sequenza di tre o quattro case automobilistiche, o di avere P&G, Danone e Nestlè all’interno di un film su Fox. Se il satellite vuole crescere anche sul mercato pubblicitario, conclude Biraghi, deve correggere anche questi errori di gioventù”.

Infografiche:

Fastweb si lancia negli spot interattivi

E così il primo operatore di iptv del Bel Paese sceglie la pubblicità interattiva come mezzo per incentivare i propri guadagni. Come ben sappiamo, secondo la “filosofia” della rete, una comunicazione bidirezionale rappresenta l’essenza stessa che ne caratterizza tutti i processi. Iptv compresa. In questo caso Fastweb ha scelto di lanciare uno spot che reclamizza l’Antara, suv della casa tedesca Opel, utilizzando proprio questo tipo di modalità.

Il telespettatore potrà interagire con il video, stoppandolo a proprio piacimento, per poter accedere a un menu ed approfondire dettagli tecnici e di allestimento. Si viene catapultati in una dimensione completamente diversa dal classico modo di concepire la pubblicità, andando a scoprire il prodotto in prima persona, senza che qualcuno ci guidi in maniera esplicita.

A questo “innovativo” spot si aggiunge il mini quiz Tu che guidatore sei, per poter avere un feedback da parte dell’utente, riuscendo, in una fase successiva, ad agire su oppurtune leve di marketing. A parer mio gli aspetti rivoluzionari della pubblicità interattiva riguardano in particolar modo quest’ultimo passaggio. Per poter avere informazioni utili sui consumatori, da affiancare magari a dispendiose ricerche di mercato, la scelta di invogliare l’utente ad esternare le proprie opinioni e i propri desideri sono fondamentali. Ed i risultati si ottengono in un tempo pressoché infinitesimale, un semplice click.

Perciò, mentre noi “giochicchiamo” con una divertente pubblicità interattiva, dall’altra parte c’è qualcuno che ci osserva e monitora le nostre azioni, le nostre scelte. Una sorta di “Grande Fratello” della pubblicità che dai nostri movimenti discerne un numero infinito d’informazioni, il che fa riflettere se una rivoluzione di questo tipo, a livello di advertising, sia realmente conveniente per entrambi la parti. Dalla loro di sicuro. Dalla nostra… mah.

via oneadsl

Iptv, VoIp e Banda Larga - Dati in milioni di famiglie


Fonte: eMarketer


India: l’Iptv di massa? Un’utopia

Interessanti le posizioni assunte, durante la terza edizione dell’India Iptv forum 2008 a New Delhi, da molti esponenti di spicco del mondo delle telecomunicazioni indiano: per l’iptv non vi sono le basi perché venga a crearsi un vero e proprio mercato di massa.

Secondo Rajeev, ceo di PricewaterhouseCoopers Telecom, malgrado la domanda crescente di “scelta” e d’interattività da parte degli utenti, questi si affacciano all’iptv solo quando hanno la percezione di un forte ritorno di valore in base ai soldi sborsati per ricevere il servizio (a Rajeev bella scoperta!!). L’esponente del carrier indiano ha inoltre rivelato la necessità di chiarimenti nei confronti degli utenti, riguardo ai benefici incrementali che un servizio di questo tipo potrebbe apportare: “C’è una strabiliante varietà di contenuti a disposizione del cliente, ma il prezzo è il cuore della questione e deve essere tenuto il più basso possibile”.

Secondo Rajeev l’iptv sarà comunque destinato ad un pubblico di nicchia, mentre la cable tv (o tv via cavo) farà la parte del leone in un mercato prevalentemente di massa. Le parole di T.R. Dua, senior director dell’Associazione degli operatori di telefonia cellulare dell’India, sono ancora meno entusiasmanti, ancorché intrise di realismo: “Mentre il numero di famiglie che accedono alla banda larga si attesta a 3.5 milioni, sono circa 71 milioni le case allacciate alle cable tv; queste cifre indicano quanto ancora gli indiani non siano pronti per l’iptv“.

Si unisce al coro d’incertezze anche il presidente dell’India Iptv Forum, D. P. S. Seth, ammettendo che il fulcro del problema è racchiuso nell’infrastruttura di distribuzione: “Non sarà possibile l’espansione della banda larga, sintantochè avremo uno zoccolo duro di collegamenti in rame“. In India vi sono 40 milioni di famiglie collegate alla rete telefonica fissa, eppure fra queste, solamente 7 milioni sono potenzialmente in grado di allacciarsi a una rete broadband.

Allo stesso tempo, i grossi operatori telefonici tergiversano riguardo agli investimenti sulla Rete, il che implica ulteriori difficoltà nella penetrazione di servizi iptv. Per quel che concerne l’impiego di capitali, Seth punta il dito anche contro l’industra televisiva: da un lato infatti i fornitori di tv via cavo sono scettici riguardo alle reali possibilità di revenue legate al mondo dell’iptv; dall’altro, i grossi broadcaster televisivi mostrano molte perplessità, a livello di sicurezza, sulle tipologie di contenuti “irradiabili” attraverso questa modalità di diffusione.

Un barlume di fiducia lo apre invece il managing director di UTStarcom India & South Asia, Vijay Yadav: “La prima killer application che ha scosso l’India è stata la voce. Da oggi in avanti, la stessa cosa accadrà per il video“. Yadav, per la sua ricetta di sviluppo di servizi iptv, suggerisce di offrire agli utenti sostanzialmente ciò che chiedono, ovvero, interattività e servizi innovativi. E direi che la sua miscela “magica”, per quanto possa apparire semplice, è tutt’altro che insipida.

via IndiaTelevision.com

Le foto di Flickr? Me le guardo in tv

AT&T U-verse TV (divisione iptv del carrier statunitense AT&T) ha annunciato qualche giorno fa la nascita di un nuovo servizio con cui sarà possibile visualizzare le foto di Flickr direttamente sul proprio apparecchio televisivo, tramite uno slide show gestibile dall’utente oppure un più semplice menu di navigazione. Basterà sintonizzarsi sul canale 91 ed il gioco è fatto: le fotografie verranno prelevate dal proprio profilo (non possono infatti essere visualizzate le foto altrui) e riprodotte direttamente sullo schermo televisivo, il tutto senza occuparsi in alcun modo di surfare nella rete.

AT&T è l’unico video service provider ad offrire un canale on line di foto completamente integrato nel proprio sistema il quale, sfruttando la velocità della banda larga, non sovraccarica gli utenti di alcun costo aggiuntivo. La creazione di un canale studiato appositamente per Flickr è solo l’ultimo di tanti servizi interattivi, a livello televisivo, che il carrier americano è in grado di offrire. Ad esempio sono previsti ulteriori strumenti che spaziano dai servizi metereologici alle informazioni sul traffico, per non parlare poi dei giochi on line di AT&T Yahoo! Games, adoperabili tramite la televisione.

AT&T è l’unico operatore statunitense ad offrire un servizio iptv al 100%, il che la porta ad essere una delle compagnie più avanzate a livello mondiale nel fornire servizi televisivi su protocollo ip. Ma il colosso americano non si ferma certo qui. E’ attualmente in fase di sviluppo un next-generation video service che ingloba U-verse TV in un progetto più ampio il quale permetterebbe di collegare ciascun utente con il proprio mondo telematico meglio di chiunque altro.

Stiamo perseverando per migliorare U-verse TV e continueremo su questa strada. Cerchiamo sempre nuovi modi per portare il meglio dell’ip ai nostri clienti“. Così la pensa Brian Buffington (AT&T executive director of U-verse marketing), e visto i risultati ottenuti fin ora, è giusto dargli credito.

Guarda lo screenshot del servizio

via FoxBusiness

Il “digital divide” televisivo

La rivoluzione digitale induce in modo ineluttabile l’assottigliamento dei costi di produzione, distribuzione e “stoccaggio”, provocando un’iperbolica crescita della mole d’informazione. E nella “sfera televisiva” accade un pò lo stesso, ma il problema non attiene unicamente ad aspetti tecnologici, è legato altresì alla profonda differenza esistente tra produttori e consumatori: i primi scelgono per i secondi.

Se infatti nella “filosofia della rete” ogni individuo è potenzialmente in grado di raggiungere qualunque contenuto, sebbene sia guidato da opportuni “filtri”, nella tv e in ogni medium di massa, la scelta viene imposta dall’alto, occludendo ogni possibile spiraglio di navigabilità e scoperta. Per quel che riguarda Internet, un gran numero d’iniziative, gli OLPC di Negroponte ad esempio, ritraggono una chiara spinta nel voler offrire una “minuscola” possibilità in più: accedere al più imponente, e azzarderei infinito, archivio del mondo.

Ma con la televisione digitale capita qualcosa di diverso. La nascita di nuove piattaforme quali satellite, digitale terrestre e iptv non delinea unicamente una rivoluzione tecnologica (che rafforza il paradigma esistente), ma rappresenta un fondamentale cambiamento nelle modalità di accesso; la sensazione è che i filtri e l’immobilità della televisione (legata a esigenze di palinsesto, di pubblicità e quindi di catalizzazione della “massa critica”), sia sempre meno evidente. Ci si trova di fronte a una televisione che assomiglia sempre più alla rete in quanto esiste una sempre più vasta possibilità di scelta che si accompagna a un accenno d’interattività.

Se la rete è intrinsecamente “libera e bidirezionale”, e quindi il “mero” sopperimento tecnologico è in grado di offrire e valorizzare questa libertà e bidirezionalità, l’evoluzione digitale della tv si spinge verso un nuovo modo di comunicare completamente estraneo al naturale paradigma comunicativo televisivo: starci di fronte subendola e annoiandosi. La tv quindi si trasforma, abbandonando ciò che l’ha animata fino ad oggi: l’omologazione. E con la televisione generalista di oggi, che ha perso ogni minima valenza educativa della Rai degli anni’50, forse è solo un bene per tutti.

L’unico problema? Lo chiamano digital divide; ma almeno possiamo ammirare il Cavaliere in tutto il suo splendore, da tutte le angolature e con gaffe incluse.

La predizione di Google: la tv? Distribuita on line

Semplice e precisa l’ipotesi di Vincent Dureau, capo del settore televisivo-tecnologico di Google, sul futuro della televisione: “il suo destino è nella distribuzione on line“.

All’Iptv World Forum di Londra l’esponente di Mountain View ribadisce che tecnologie quali il p2p di BitTorrent e catene distributive on line sul modello di Netflix, diverranno non solo i veicoli, ma saranno il vero e proprio motore che “muoverà” la televisione del futuro. Netflix e BitTorrent, per la loro mole di traffico e numeri (Netflix offre ben 90 milioni di titoli e coinvolge 8 milioni di utenti), dovrebbero essere considerate le più importanti implementazioni di iptv di tutto il mondo, benchè in questa definizione cadano servizi televisivi offerti prevalentemente da operatori telefonici.

In un contesto di questo genere sarà sempre più pregnante il ruolo della banda larga, non solo per le notevoli capacità trasmissive che offre, ma soprattutto grazie al mutamento di paradigma che determina: una comunicazione point to point, che oscurerà il broadcasting così come lo conosciamo. Inoltre, “l’appetito per la televisione di certo non manca“. Basta guardare i numeri di Youtube, per capire che la “tv” sta tutt’altro che scomparendo; semplicemente la si guarda in modi diversi, secondo contenuti, format e, soprattutto, gusti differenti. Bisognerebbe comprendere, così conclude Dureau, che abbracciare il web e capire l’iptv non sono concetti che apparterranno al nostro avvenire, ma li abbiamo oramai lasciati alle nostre spalle. Insomma, il futuro della tv è più vicino di quanto immaginiamo.

Allora quegli 1.65 miliardi di dollari non sono stati solo un ghiribizzo.

Vedi anche:

News sul gigante di Mountain View:

L’Iptv spinge, ma l’Italia crolla

joost_iptv_televisione_web_2.jpgFasteweb è sicuramente uno dei pionieri dell’iptv nel contesto europeo; uno dei primi operatori ad affacciarsi e a scommettere sul servizio televisivo via web. Putroppo però, lo si apprende da un rapporto Informa Telecoms & Media, l’Italia è in netto declino rispetto al panorama internazionale, nonostante lo scorso anno avesse una posizione di rilievo all’interno del mercato continentale.

A far da padrona, peraltro, è ancora una volta la Francia che consolida il suo strapotere a tutti i livelli territoriali: a dicembre 2007 poteva vantare 5 milioni di utenti, ossia il 76% di quelli dell’Europa Occidentale e complessivamente il 57% di quelli di tutto il mondo. In netta crescita anche il mercato spagnolo, che con 500 mila utenti “sotto l’ombrello” dell’ISP Telefonica, aumenta il suo vantaggio rispetto a molti concorrenti europei, Italia compresa (300 mila utenti).

Riprendendo il quadro dei contesti extra-europei (introdotto in parte in questo post), gli Stati Uniti possono vantare circa 1 milione di utilizzatori abbonati a un servizio iptv, in concorrenza diretta con la più matura cable tv. La Cina fa altrettanto e con una crescita del 900%, si attesta anch’essa a 1 milione di utenti, confermandosi all’avanguardia anche nel panorama internazionale.

via webmasterpoint

News dal mondo:

Sony, Iptv per 9 milioni di famiglie (con pubblicità ad hoc)

Presentata a Tokio la nuova tv gratuita on line di Sony. Si tratta di un’iniziativa nata in collaborazione con NTT, uno dei più importanti operatori di telefonia giapponese, che metterà a disposizione la sua Rete in fibra ottica, allacciando al servizio circa 9,5 milioni di famiglie.

Sony Marketing, la divisione che si occupa dell’iniziativa, lancerà a partire dal prossimo mese il servizio “Branco“, che consisterà nella programmazione di 6 canali tematici, i quali spazieranno dall’animazione, alla musica fino alle classiche serie televisive. La particolarità di questo progetto riguarda la messa in onda di spot pubblicitari studiati ad hoc, in base ai gusti e alle esigenze del consumatore: “Anche se due persone guardano lo stesso programma alla stessa ora, non vedranno mai gli stessi passaggi pubblicitari”, ha spiegato il gruppo nel corso di una conferenza stampa.

Ma la tv di Sony presenta un ulteriore punto di forza: la qualità visiva dei suoi contenuti. Molti players importanti in tutto il mondo propongono servizi iptv che si appoggiano a reti ADSL, poco adatte allo streaming video, se non altro per la scarsa banda che mettono a disposizione. In Giappone però, grazie a NTT, Sony potrà sfruttuttare la tecnologia FTTH (Fiber to the home), che garantisce altissime prestazioni in termini di trasmissione del segnale. Secondo la casa Giapponese, gli utenti potranno godere di una qualità video paragonabile a quella del formato DVD. Inoltre, questo sistema favorirà l’introduzione di una moltitudine di servizi multimediali da accorpare alla programmazione di base, cercando di fornire qualcosa che vada aldilà del classico modo di guardare la tv.

E in Italia tanti, io compreso, continuiamo a fare zapping (straordinaria e innovativa esperienza televisiva azzarderei).

via Key4biz

Un’occhiata a : HD-DVD, le tue fredde membra la terra accolga. Largo a Blu-ray