La predizione di Google: la tv? Distribuita on line

Semplice e precisa l’ipotesi di Vincent Dureau, capo del settore televisivo-tecnologico di Google, sul futuro della televisione: “il suo destino è nella distribuzione on line“.

All’Iptv World Forum di Londra l’esponente di Mountain View ribadisce che tecnologie quali il p2p di BitTorrent e catene distributive on line sul modello di Netflix, diverranno non solo i veicoli, ma saranno il vero e proprio motore che “muoverà” la televisione del futuro. Netflix e BitTorrent, per la loro mole di traffico e numeri (Netflix offre ben 90 milioni di titoli e coinvolge 8 milioni di utenti), dovrebbero essere considerate le più importanti implementazioni di iptv di tutto il mondo, benchè in questa definizione cadano servizi televisivi offerti prevalentemente da operatori telefonici.

In un contesto di questo genere sarà sempre più pregnante il ruolo della banda larga, non solo per le notevoli capacità trasmissive che offre, ma soprattutto grazie al mutamento di paradigma che determina: una comunicazione point to point, che oscurerà il broadcasting così come lo conosciamo. Inoltre, “l’appetito per la televisione di certo non manca“. Basta guardare i numeri di Youtube, per capire che la “tv” sta tutt’altro che scomparendo; semplicemente la si guarda in modi diversi, secondo contenuti, format e, soprattutto, gusti differenti. Bisognerebbe comprendere, così conclude Dureau, che abbracciare il web e capire l’iptv non sono concetti che apparterranno al nostro avvenire, ma li abbiamo oramai lasciati alle nostre spalle. Insomma, il futuro della tv è più vicino di quanto immaginiamo.

Allora quegli 1.65 miliardi di dollari non sono stati solo un ghiribizzo.

Vedi anche:

News sul gigante di Mountain View:

L’Iptv spinge, ma l’Italia crolla

joost_iptv_televisione_web_2.jpgFasteweb è sicuramente uno dei pionieri dell’iptv nel contesto europeo; uno dei primi operatori ad affacciarsi e a scommettere sul servizio televisivo via web. Putroppo però, lo si apprende da un rapporto Informa Telecoms & Media, l’Italia è in netto declino rispetto al panorama internazionale, nonostante lo scorso anno avesse una posizione di rilievo all’interno del mercato continentale.

A far da padrona, peraltro, è ancora una volta la Francia che consolida il suo strapotere a tutti i livelli territoriali: a dicembre 2007 poteva vantare 5 milioni di utenti, ossia il 76% di quelli dell’Europa Occidentale e complessivamente il 57% di quelli di tutto il mondo. In netta crescita anche il mercato spagnolo, che con 500 mila utenti “sotto l’ombrello” dell’ISP Telefonica, aumenta il suo vantaggio rispetto a molti concorrenti europei, Italia compresa (300 mila utenti).

Riprendendo il quadro dei contesti extra-europei (introdotto in parte in questo post), gli Stati Uniti possono vantare circa 1 milione di utilizzatori abbonati a un servizio iptv, in concorrenza diretta con la più matura cable tv. La Cina fa altrettanto e con una crescita del 900%, si attesta anch’essa a 1 milione di utenti, confermandosi all’avanguardia anche nel panorama internazionale.

via webmasterpoint

News dal mondo:

Sony, Iptv per 9 milioni di famiglie (con pubblicità ad hoc)

Presentata a Tokio la nuova tv gratuita on line di Sony. Si tratta di un’iniziativa nata in collaborazione con NTT, uno dei più importanti operatori di telefonia giapponese, che metterà a disposizione la sua Rete in fibra ottica, allacciando al servizio circa 9,5 milioni di famiglie.

Sony Marketing, la divisione che si occupa dell’iniziativa, lancerà a partire dal prossimo mese il servizio “Branco“, che consisterà nella programmazione di 6 canali tematici, i quali spazieranno dall’animazione, alla musica fino alle classiche serie televisive. La particolarità di questo progetto riguarda la messa in onda di spot pubblicitari studiati ad hoc, in base ai gusti e alle esigenze del consumatore: “Anche se due persone guardano lo stesso programma alla stessa ora, non vedranno mai gli stessi passaggi pubblicitari”, ha spiegato il gruppo nel corso di una conferenza stampa.

Ma la tv di Sony presenta un ulteriore punto di forza: la qualità visiva dei suoi contenuti. Molti players importanti in tutto il mondo propongono servizi iptv che si appoggiano a reti ADSL, poco adatte allo streaming video, se non altro per la scarsa banda che mettono a disposizione. In Giappone però, grazie a NTT, Sony potrà sfruttuttare la tecnologia FTTH (Fiber to the home), che garantisce altissime prestazioni in termini di trasmissione del segnale. Secondo la casa Giapponese, gli utenti potranno godere di una qualità video paragonabile a quella del formato DVD. Inoltre, questo sistema favorirà l’introduzione di una moltitudine di servizi multimediali da accorpare alla programmazione di base, cercando di fornire qualcosa che vada aldilà del classico modo di guardare la tv.

E in Italia tanti, io compreso, continuiamo a fare zapping (straordinaria e innovativa esperienza televisiva azzarderei).

via Key4biz

Un’occhiata a : HD-DVD, le tue fredde membra la terra accolga. Largo a Blu-ray

L’Europa sceglie il Dvb-h

n92-alexi-lalas.jpgLa Commissione Ue si pronuncia: sarà il Dvb-h lo standard europeo per la diffusione televisiva sul mobile. “Erano necessarie innanzitutto certezze in materia di tecnologia“, ha affermato il commissario per la Società dell’Informazione e lo Sviluppo dei Media Viviane Reding. “Questa decisione, ha proseguito, determina nuove prospettive legate all’unificazione del mercato europeo” attorno a una tecnologia con grandi possibilità di crescita per il futuro: si sta parlando di 20 miliardi di euro e 500 milioni di utenti in tutto il mondo entro il 2011. Non male.

E poi una scelta del genere induce inevitabilmente a una maggiore concorrenza a livello di contenuti; se immaginiamo infatti che un qualsiasi utente potrà accedere a un’infinità di “prodotti televisivi”, proprio perchè imperniati su un unico standard, allora sarà guerra aperta per catturare l’attenzione dei consumatori.

La conseguenza diretta consiste in un’importante risoluzione anche a livello di interoperabilità: si potrà guardare la propria sit-com preferita a prescindere dal modello di cellulare a disposizione, purchè abilitato a ricevere e codificare il segnale, con qualsivoglia operatore (anche se per quest’ultimo caso immagino ci saranno differenze non trascurabili a livello di prezzo in base ai contratti stipulati con gli utenti e con le aziende produttrici).

I vantaggi, secondo la Commissione europea, si avranno su entrambi i fronti: da un lato il Dvb-h permetterà agli operatori e agli altri soggetti attivi nel settore di beneficiare di un mercato sufficientemente grande, per lanciare servizi di Tv mobile destinati al grande pubblico in tutta la Ue. Dall’altro, uno standard comune europeo apporterà vantaggi ai consumatori che potranno guardare la Tv sul proprio cellulare o dispositivo mobile in qualsiasi momento e in qualsiasi parte d’Europa. Anytime, anywhere come si suol dire.

Vedi anche:

Le prospettive del futuro

iptv_logo.jpgSecondo una ricerca effettuata da Abi Research, lo scorso anno gli utilizzatori di iptv erano all’incirca 13.5 milioni. E analizzando i trend di crescita, questa stessa ricerca ha ipotizzato, entro il 2013, 90 milioni di utenti allacciati a un servizio televisivo su protocollo IP.

Sono interessanti, a questo proposito, le conclusioni del Senior Analyst di Abi Research Cesar Bachelet. Questi ha dichiarato che esistono tutti i presupposti perchè l’iptv possa crescere con grande intensità, ricordando però, che lo sviluppo diverrà più forte in alcuni mercati rispetto ad altri. Bachelet ha individuato nei mercati emergenti (Nord-America e Asia) il maggior potenziale di crescita.

In Nord-America, ha proseguito, solo alcuni piccoli operatori canadesi avevano offerto fino a poco tempo fa un servizio di iptv. Nel 2007 però, grossi carriers statunitensi come Verizon e AT&T hanno iniziato ad affacciarsi al servizio di diffusione televisiva sul web in concomitanza dello sviluppo di fibra ottica nel territorio Usa. Il mercato asiatico d’altro canto, nonostante abbia avuto una partenza lanciatissima con l’operatore PCCW nella città di Hong Kong, ha deluso un po’ le aspettative, soprattutto a causa di problemi legati alla regolamentazione, all’interno di punti chiave del mercato. Ma le prospettive rimangono comunque ottime.

La crescita dell’iptv rappresenta poi una grossa opportunità per i costruttori di infrastrutture. Basti pensare ad esempio alla necessità di strumenti dedicati quali video servers, middleware e set-top boxes. Per non parlare poi del passaggio obbligato dalla codifica MPEG2 a quella MPEG4, che permette di trasmettere in alta definizione, in aggiunta ai nuovi servizi in grado di offrire un’esperienza sempre più interattiva.

Ma tutte queste opportunità, però, non necessariamente si tramuteranno in successi per i costruttori. Gli operatori telefonici sono “estremamente puntigliosi” nel scegliere i propri partners, poiché hanno bisogno di infrastrutture valorizzabili su larga scala, ed ovviamente non tutti possono permetterselo. Oltre a questo, si presentano fin dall’inizio due problematiche fondamentali con cui le telco devono confrontarsi: da un lato si affacciano a qualcosa di completamente nuovo rispetto alle proprie competenze, con modelli economici estremamente sofisticati e innovativi; dall’altro si scontrano con gli incubment della pay-tv, ovvero con coloro che possiedono una propria infrastruttura di distribuzione. Quest’ultimi poi si trovano in una posizione di netto vantaggio: hanno rapporti oramai consolidati con i produttori di contenuti ed allo stesso tempo, grazie all’esperienza maturata in questi ultimi anni, conoscono in profondità il settore televisivo e sono in grado di valorizzarlo. Bè la sfida è aperta.

Fonte: Abi Research.com

News dal mondo:

Il ruolo strategico della televisione

fastwebtv1.jpgNonostante l’imponente diffusione dell’iptv in tutta Europa, è raro trovare un modello di business puro, appositamente studiato per monetizzare la diffusione televisiva sul web. L’iptv si accompagna infatti ad altri tipi di servizi, quali voce e connettività su banda larga, andando a delineare i tratti tipici del cosiddetto triple play.

L’iptv, come spiega Paolo Agostinelli (responsabile media e tv di Fastweb), non è tanto un acquisition driver (un modo per accaparrarsi nuovi clienti), quanto invece un value driver: da un lato permette infatti di aumentare il ricavo medio per utente (definito con l’acronimo ARPU) e dall’altro è in grado di diminuire il tasso di abbandono, fidelizzando il cliente all’operatore.

Fastweb inoltre si occupa semplicemente di impacchettare contenuti televisivi provenienti da altre piattaforme; creare contenuti richiede infatti competenze specifiche e risorse dedicate. Bisognerebbe riprodurre un modello che, secondo Agostinelli, non si può improvvisare per il solo fatto di avere un’infrastruttura distributiva.

Analizzando le scelte di Fastweb in questo campo però, credo che la televisione via Internet, proprio per il contesto in cui è nata, sarà sempre e comunque “amalgamata” a servizi quali voce e connettività. Siamo oramai di fronte a un “mercato della convergenza” in cui il modello economico televisivo potrà trovare finalmente quella duttilità che gli è sempre mancata, cercando di offrire contenuti a misura di utente, nati per qualsiasi genere di piattaforma. Un modello che tenta, per questi motivi, di svincolarsi dai tanto desiderati e agognati ricavi pubblicitari.

Purchè gli utenti siano disposti a pagare.

Cebit, Alcatel presenta la sua nuova piattaforma

immagine20.jpgAlla nuova edizione della fiera dell’elettronica di Hannover, Alcatel-Lucent presenta la sua nuova piattaforma interattiva per IpTv. Nei prossimi mesi, il progetto verrà testato in un field trial nella città di Friedrichshafen, nell’ambito del progetto T-City di Deutsche Telekom.

Il portale IpTv permette l’integrazione di contenuti locali, come video e notizie, con cui poter interagire, partecipando a giochi online e ricevendo informazioni tramite click sui banner pubblicitari.

La demo del CeBit e il trial di Friedrichshafen sono basati sulla soluzione 5930 Interactive Media Manager di Alcatel-Lucent e sulla piattaforma Mediaroom IpTv e multimedia di Microsoft.

E’ un altro passo avanti verso la TV interattiva in Germania, ha dichiarato Alf Henryk Wulf, vicepresidente di Alcatel-Lucent nel territorio tedesco. “Al CeBit avremo un assaggio delle opportunità di interattività di cui godranno gli utenti del progetto T-City a breve”.

Purtroppo sul web non sono ancora presenti video che mostrino le reali potenzialità e possibilità di questo servizio. Quando e se saranno a disposizione non tarderò a inserirli.

Cebit 2008

I numeri dell’Iptv

Fonte: Elaborazione IEM su dati vari (2007)

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Questa infografica rappresenta la distribuzione del mercato europeo dell’Iptv a partire dai dati dal 2007. Vorrei però aggiungere una breve interpretazione, prendendo spunto dalle linee guida del rapporto 2007 Western European Convergence Market, in modo da poter contesualizzare i dati in maniera oggettiva, per ogni Paese. Da una prima occhiata, infatti, si potrebbe supporre che l’Italia, strano ma vero, avrebbe una posizione comunque di rilievo rispetto a paesi “ad alto tasso tecnologico” come Germania e Regno Unito. E in effetti è così. Ciò che manca, però, è una visione globale ed approfondita della situazione che possa far comprendere quanto valgono questi numeri a livello di potenza del servizio. Servizio che naturalmente è veicolabile attraverso diverse piattaforme tecnologiche (e non solo l’iptv).

Per questi motivi, approfondisco qui i casi più importanti a livello europeo, al fine di avere una chiara visione di ogni singolo contesto e cercando di trarre conclusioni valide, che siano il frutto di un’operazione di analisi e di confronto.

E giunse la fine del palinsesto

La tv classica, quella generalista per intenderci, è caratterizzata da aspetti distintivi che in molti casi hanno regolamentato e regolamentano la nostra quotidianità. Le potenzialità della televisione che passa attraverso la banda larga, invece, offrono qualcosa di radicalmente nuovo, quasi una sorta di eversione rispetto al modello a cui siamo abituati. Un tipo di fruizione televisiva che in qualche modo “rompe gli schemi”, poichè si svincola dalla dimensione temporale della programmazione.

Questo nuovo modo di guardare la tv induce a pensare che sia proprio il paradigma comunicativo a essere cambiato: ci troviamo di fronte a una reale perdita di senso della matrice one to many, in favore di una progressiva affermazione del modello one to one. Modello che, proprio unendo due singoli punti all’interno della Rete, è intrinsecamente interattivo.

Esiste inoltre un aspetto fondamentale che non bisogna assolutamente trascurare: mentre è necessario allocare onerose risorse tecnologiche (e quindi economiche) per realizzare un singolo canale della tv classica , l’iptv permette una moltiplicazione dei canali con costi incrementali notevolmente contenuti, grazie alle caratteristiche specifiche di Internet in cui il concetto di “diffusione” dell’informazione, da un punto di vista tecnico, è totalmente diverso rispetto a quello dell’etere.

Questi aspetti, ovvero il modello comunicativo, temporale e tecnologico che va affermandosi, unitamente ai grossi vantaggi sotto il profilo economico, segnano inevitabilmente la fine del palinsesto. Una fine che, a mio parere, si concretizza in una maggiore libertà da parte dell’utente e allo stesso tempo in un’offerta di programmi incredibilmente più grande. Una libertà, quindi, che sfocia in una più ponderata organizzazione del tempo da parte dell’individuo ed un prodotto il quale, grazie alla straordinaria varietà di cui è intrinsecamente costituito, è in grado di rispecchiare in misura sempre maggiore i gusti del consumatore.

Purchè le partite di calcio si possano vedere in tempo reale; ma questa è un’altra storia.