Il ruolo strategico della televisione

fastwebtv1.jpgNonostante l’imponente diffusione dell’iptv in tutta Europa, è raro trovare un modello di business puro, appositamente studiato per monetizzare la diffusione televisiva sul web. L’iptv si accompagna infatti ad altri tipi di servizi, quali voce e connettività su banda larga, andando a delineare i tratti tipici del cosiddetto triple play.

L’iptv, come spiega Paolo Agostinelli (responsabile media e tv di Fastweb), non è tanto un acquisition driver (un modo per accaparrarsi nuovi clienti), quanto invece un value driver: da un lato permette infatti di aumentare il ricavo medio per utente (definito con l’acronimo ARPU) e dall’altro è in grado di diminuire il tasso di abbandono, fidelizzando il cliente all’operatore.

Fastweb inoltre si occupa semplicemente di impacchettare contenuti televisivi provenienti da altre piattaforme; creare contenuti richiede infatti competenze specifiche e risorse dedicate. Bisognerebbe riprodurre un modello che, secondo Agostinelli, non si può improvvisare per il solo fatto di avere un’infrastruttura distributiva.

Analizzando le scelte di Fastweb in questo campo però, credo che la televisione via Internet, proprio per il contesto in cui è nata, sarà sempre e comunque “amalgamata” a servizi quali voce e connettività. Siamo oramai di fronte a un “mercato della convergenza” in cui il modello economico televisivo potrà trovare finalmente quella duttilità che gli è sempre mancata, cercando di offrire contenuti a misura di utente, nati per qualsiasi genere di piattaforma. Un modello che tenta, per questi motivi, di svincolarsi dai tanto desiderati e agognati ricavi pubblicitari.

Purchè gli utenti siano disposti a pagare.

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