Interessanti le posizioni assunte, durante la terza edizione dell’India Iptv forum 2008 a New Delhi, da molti esponenti di spicco del mondo delle telecomunicazioni indiano: per l’iptv non vi sono le basi perché venga a crearsi un vero e proprio mercato di massa.
Secondo Rajeev, ceo di PricewaterhouseCoopers Telecom, malgrado la domanda crescente di “scelta” e d’interattività da parte degli utenti, questi si affacciano all’iptv solo quando hanno la percezione di un forte ritorno di valore in base ai soldi sborsati per ricevere il servizio (a Rajeev bella scoperta!!). L’esponente del carrier indiano ha inoltre rivelato la necessità di chiarimenti nei confronti degli utenti, riguardo ai benefici incrementali che un servizio di questo tipo potrebbe apportare: “C’è una strabiliante varietà di contenuti a disposizione del cliente, ma il prezzo è il cuore della questione e deve essere tenuto il più basso possibile”.
Secondo Rajeev l’iptv sarà comunque destinato ad un pubblico di nicchia, mentre la cable tv (o tv via cavo) farà la parte del leone in un mercato prevalentemente di massa. Le parole di T.R. Dua, senior director dell’Associazione degli operatori di telefonia cellulare dell’India, sono ancora meno entusiasmanti, ancorché intrise di realismo: “Mentre il numero di famiglie che accedono alla banda larga si attesta a 3.5 milioni, sono circa 71 milioni le case allacciate alle cable tv; queste cifre indicano quanto ancora gli indiani non siano pronti per l’iptv“.
Si unisce al coro d’incertezze anche il presidente dell’India Iptv Forum, D. P. S. Seth, ammettendo che il fulcro del problema è racchiuso nell’infrastruttura di distribuzione: “Non sarà possibile l’espansione della banda larga, sintantochè avremo uno zoccolo duro di collegamenti in rame“. In India vi sono 40 milioni di famiglie collegate alla rete telefonica fissa, eppure fra queste, solamente 7 milioni sono potenzialmente in grado di allacciarsi a una rete broadband.
Allo stesso tempo, i grossi operatori telefonici tergiversano riguardo agli investimenti sulla Rete, il che implica ulteriori difficoltà nella penetrazione di servizi iptv. Per quel che concerne l’impiego di capitali, Seth punta il dito anche contro l’industra televisiva: da un lato infatti i fornitori di tv via cavo sono scettici riguardo alle reali possibilità di revenue legate al mondo dell’iptv; dall’altro, i grossi broadcaster televisivi mostrano molte perplessità, a livello di sicurezza, sulle tipologie di contenuti “irradiabili” attraverso questa modalità di diffusione.
Un barlume di fiducia lo apre invece il managing director di UTStarcom India & South Asia, Vijay Yadav: “La prima killer application che ha scosso l’India è stata la voce. Da oggi in avanti, la stessa cosa accadrà per il video“. Yadav, per la sua ricetta di sviluppo di servizi iptv, suggerisce di offrire agli utenti sostanzialmente ciò che chiedono, ovvero, interattività e servizi innovativi. E direi che la sua miscela “magica”, per quanto possa apparire semplice, è tutt’altro che insipida.

Maggio 14, 2008 alle 9:07 pm
Mi chiedo se e quando riuscirà a prendere piede anche in Italia l’Iptv…