Passaparola

Contribuire alla diffusione dell’informazione. E soprattutto farlo via web. Il bloggante ha ritenuto indispensabile la presenza di Marco Travaglio nel suo blog. Vediamone!

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L’innovazione televisiva e la “maledizione della rendita”

E’ molto probabile che il freno all’innovazione televisiva sia rappresentato da staticità e sistematicità. Due cose per cui gli investitori pubblicitari diventano matti. Ed assieme a loro si dispone tutta la schiera di “telenauti” che per i motivi più vari, dalla senilità di molti all’inerzia di altri, rimangono incollati di fronte al televisore. Soprattutto perché è un mezzo come dire… familiare, che insomma non tradisce le aspettative.

Uno dei motivi per cui Rupert Murdoch accusa la Bbc di “danneggiare i concorrenti commerciali” ruota proprio attorno a questo aspetto: iPlayer, servizio web della nota tv anglosassone, raccoglie i programmi già andati in onda alla tv, riscuotendo un enorme successo. Basti pensare che ad oggi sono pervenute circa 17,5 milioni di richieste di accesso, sebbene esista un malcontento generale degli utenti mac che, per diversi motivi di mercato, non possono accedere ai contenuti del servizio.

La Bbc ha deciso di investire su iPlayer 131 milioni di sterline nei prossimi cinque anni, cavalcando l’onda del successo. A tal proposito è importante ricordare che iPlayer è stato in grado di riappropriarsi di un pubblico giovane oramai scarsamente avvezzo a guardare i programmi della tv tradizionale. Ciò sta a significare quanto sia importante per le nuove generazioni non essere ancorate ad un palinsesto (temporale), ma riuscire a gestire la fruizione di contenuti secondo le proprie esigenze. Se poi si comincia a intervenire sui contenuti editoriali, tentando di renderli ad hoc per un pubblico abituato a navigare in rete, beh allora i risultati sono garantiti.

È comprensibile che Rupert Murdoch sia in apprensione per la straordinaria proliferazione in rete delle web tv. Dopo aver scommesso su un vasto numero di canali per ampliare il più possibile l’offerta, si trova infatti a dover fare i conti con un’immensa disponibilità di contenuti proposti dalla rete, per di più gratuitamente. E per questi motivi si fa più nitido il pericolo del cosiddetto chum, ossia l’abbandono di un utente che si rivolge ad un concorrente o disdice l’abbonamento. Un’offerta ampia e variegata dovrebbe arginare la “fuga” degli utenti, ma in piena sintonia con la legge di Pareto, un numero molto ridotto di canali accentra la stragrande maggioranza dei clienti e di conseguenza rappresenta il fulcro degli introiti.

Mi chiedo allora se il sistema della long tail, oltre ai diversi campi di applicazione in cui ha avuto un grande successo, possa davvero adattarsi al mondo televisivo. O forse sarebbe meglio chiedersi se una strategia economica di questo tipo possa realmente sviluppare un business redditizio. Perché la long tail della tv esiste già, ma per poter fare affari, la “rendita televisiva” (quella che ingloba i contenuti alla Maria de Filippi, economici e cadenzati) suscita ancora richiami particolarmente irresistibili.

via Digital Sat Magazine

Se il social incontra la televisione: nasce Messenger tv

Interattività e televisione. Siamo abituati a intenderli, a livello esperienziale, come due concetti nettamente separati. Ciò che qualcuno potrebbe rimproverarmi, però, riguarda la nascita di nuove forme televisive che sfruttano i diversi e innovativi apparati digitali, contrapponendosi alla tv tradizionale. E’ indubbiamente vero che sistemi televisivi di questo genere propongono strutture interattive, in molti casi un po’ arcaiche, ma che intendono comunque apporre al concetto di televisione un significato differente.

Forse Microsoft intende andare oltre questo aspetto. Lanciando il progetto Messenger Tv invita ad un’interattività specifica che non attiene unicamente a relazioni con lo strumento, ma è tesa a favorire le relazioni umane. Da oggi infatti, i 12,5 milioni di utenti italiani ( fonte Nielsen Online marzo 2008 ) della più famosa applicazione di messaggistica istantanea del mondo, avranno la possibilità di guardare e commentare video “in compagnia” dei loro contatti, in qualunque parte del globo si trovino. Il tutto grazie a una web tv on demand più “social”, in grado di compattare le attività sulla Rete che gli italiani mediamente preferiscono: chattare e guardare video.

E’ importante ricordare che, almeno sul piano della qualità visiva, si tratta di contenuti di eccellenza, in quanto attingono dall’intero catalogo di Msn Video, il canale gratuito di video del portale Msn. E per l’occasione Microsoft non si è lasciata sfuggire accordi con “diversi pezzi grossi” del mondo televisivo, arricchendo di molto il suo già vasto archivio di contenuti. Stiamo parlando di attori di primissimo piano come Mediaset, che metterà a disposizione i propri canali, Canale5, Rete 4 e Italia 1, o SonyBMG la quale offrirà i video musicali dei più famosi artisti della scena mondiale. Per non parlare poi dei contributi a livello informativo derivanti dalle le notizie di Ansa e Agr, i contenuti cinematografici di Coming Soon, le notizie sportive di Sportitalia e i video di altri partner eccellenti nelle diverse categorie come ad esempio Mtv nel campo musicale.

E proprio l’Amministratore delegato di Mtv South Europe, Antonio Campo Dall’Orto, esprime parole entusiastiche su questo recente affare: “L’accordo con Microsoft per MSN è un passo molto importante nella nostra strategia digitale. Da ora, infatti, sarà possibile anche in Italia vedere i contenuti di Mtv mentre si chatta con i propri amici in maniera semplice ed immediata, e questo è fondamentale per i ragazzi”. Dello stesso avviso è Pietro Scott Jovane, Country Manager di Microsoft Online Services Group in Italia, che ha dichiarato: “Attraverso la nuova Messenger Tv e il canale MSN Video vogliamo offrire ai nostri utenti la migliore selezione dei programmi di successo più graditi al pubblico. La collaborazione con canali di intrattenimento di fama mondiale, come Mtv, è una grande opportunità per ampliare i contenuti offerti e fare del network MSN e Windows Live un punto di riferimento sul Web ancora più ricco e stimolante per i nostri visitatori.”

Anche Microsoft, come i più grandi attori mondiale che operano in Rete, sta scoprendo le potenzialità sociali ed economiche del web 2.0. E sfruttando una delle sue applicazioni Internet di maggior successo, fondata essenzialmente sui rapporti interpersonali, dimostra di poter snodarsi con aggressività e competitività in un contesto che non le è stato sempre favorevole e che anzi troppo spesso l’ha vista in secondo piano rispetto a players, più elastici nello sfruttare a pieno le potenzialità che la Rete è in grado di offrire.

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Intrecci televisivi, quando la politica c’entra poco

Il 2011-2012 si prospetta un biennio molto particolare per la televisione italiana. Un anno di svolta. Un anno di cambiamento che scuoterà l’intero sistema televisivo, il quale potrebbe mutare completamente la propria forma, assumendo sembianze sconosciute. Forse non esternamente, considerando in tal senso i contenuti, ma nel cuore del sistema, in cui l’ attuale ordine delle cose (il duopolio sulle frequenze analogiche, un’unica piattaforma satellitare e le nascenti tv su protocollo Internet) potrebbe subire pesanti trasformazioni.

Ma in cosa consiste questa svolta? Ebbene, in primo luogo nel 2011 terminerà la quarantena imposta dall’Ue a Sky, che la relega a trasmettere unicamente tramite l’attuale piattaforma (data la posizione di “monopolio” all’interno del mercato satellitare italiano). Da quel momento in poi, potrà gestire e sfruttare direttamente un’iptv (e qui le voci che la vorrebbero molto vicina a Tiscali) oppure affittare frequenze sul digitale terrestre, assumendo una posizione in diretta concorrenza rispetto a Mediaset. In secondo luogo, nel 2012, la tv analogica terminerà dopo più di 50 anni il suo glorioso servizio e, agli undici canali attualmente a disposizione, se ne sovrapporranno almeno una sessantina, che inevitabilmente frantumeranno l’audiance, e con ogni probabilità metteranno fine al duopolio Rai-Mediaset.

Ecco perché, secondo questa prospettiva, i destini delle tre “televisioni” (Rai, Mediaset e Sky)appaiono fortemente intrecciati. Ed è bello pensare che la politica, a differenza di quanto accaduto fin ora, potrebbe anche non metterci piede. Chiedetelo infatti a Piersilvio Berlusconi che, pur tirando un sospiro di sollievo per la vittoria elettorale che allontanava definitivamente l’ombra del decreto Gentiloni, ha visto calare vertiginosamente le quotazioni di Mediaset: dai 6 euro della vigilia del week end elettorale, si è passati ai 5,80 euro del 15 aprile. Il problema fondamentale, oltre a quelli descritti in precedenza, è il seguente: Mediaset ha acquisito in autunno i diritti di importanti serie televisive da Universal a Time Warner, per un totale di 450 milioni di euro, potendo trasmettere tali contenuti non oltre il fatidico 2011. In casa Mediaset affermano di essere sicuri di riuscire a portare l’investimento a break even con il solo digitale terrestre, ma in molti dubitano che questo sia possibile.

C’è da dire che in Italia vi sono cinque milioni di decoder per il digitale terrestre. Di questi, solo tre milioni e mezzo sono effettivamente utilizzati e si accompagnano alle 2,6 milioni di carte prepagate per poter accedere ai contenuti premium del dtt Mediaset. Almeno secondo Piersilvio. Ed il suo obiettivo è quello di raggiungere entro il 2008 tre milioni di utenti che sborsino annualmente una cifra corrispondente a 100 euro all’anno, pari a otto euro al mese. Ma intanto le previsioni per il 2008, nel comparto del digitale terrestre, parlano di perdite intorno a settanta milioni di euro. Una situazione certo non felicissima. Ed ecco che allora s’intravede all’orizzonte una possibile trattativa con Sky. Nel caso l’affare andasse in porto, Mediaset potrebbe portare i propri programmi sul satellite di Murdoch, accedendo in un sol colpo a un bacino d’utenza enorme (si parla infatti di ben 4,5 milioni di utenti).

E qui nasce il dilemma. Andare su Sky potrebbe voler dire da un lato, come citato poc’anzi, avere un gran ritorno in termini di contatti, e dall’altro, prima di avere definito clausole economiche e stabilito l’effettiva appartenenza degli utenti che fruiscono di tali contenuti, rafforzare e consolidare la piattaforma satellitare a discapito del digitale terrestre. Sembrerebbe che Sky da questa trattativa abbia tutto da guadagnarci: un bouquet di canali più ampio, payperview e sistemi innovativi, che le permetterebbero un’offerta ampia e frammentata. Ma la situazione per Sky presenta anche il rovescio della medaglia. Nel pacchetto messo sul tavolo televisivo da Mediaset, oltre alle fiction televisive, sono contenuti i diritti sul calcio della stagione 2009/2010. E come ho in parte accennato in questo post, la trasmissione delle partite è fondamentale per il business di Sky. Una situazione del genere riporta il coltello dalla parte del manico nelle mani del Biscione; probabilmente se in questo delicato rapporto di forze si stringesse un accordo, sarebbe da intendere più che altro come una tregua. Un compromesso che entrambi i players raggiungerebbero con molte riserve, quasi si trattasse del preludio di una guerra mediatica, che fino ad oggi però non si è mai concretizzata in modo esplicito.

E qui spunta un ulteriore elemento. Pare che con lo spegnimento del segnale analogico, circa il 6 % della popolazione, in prevalenza stanziato nelle zone di montagna, si troverebbe “nell’oscurità televisiva” a meno di costruire ponti radio terrestri, che risultano complessivamente molto onerosi da un punto di vista tecnologico e quindi economico. Una trasmissione che utilizza come piattaforma di base il satellite, risulterebbe in questo senso molto più conveniente. Ecco perché, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe profilarsi in un prossimo futuro un accordo Rai-Mediaset per poter sopperire a tale inconveniente. E’ vero che entrambe le società già diffondono programmi tramite la tv satellitare, ma quando si tratta di contenuti quali Formula Uno, Moto Gp ed Europei di calcio, per cui non possiedono diritti di trasmissione all’estero, sono costretti ad oscurare i canali, penalizzando anche quel 6%. Ovviamente il tutto potrebbe risolversi con una opportuna scheda distribuita gratuitamente, inserita nel decoder, che assicuri la visione esclusivamente nel territorio italiano.

Le trattative per questo progetto però sono ancora in fase di stasi. Resta il fatto che far i viaggiare i contenuti sul satellite in modo totalmente indipendente da Sky, senza avere a disposizione un’infrastruttura di distribuzione adeguata e con una precaria sostenibilità economica, non sembra ad oggi una situazione praticabile. Per tutti questi motivi, Sky e Mediaset dovranno trovare un punto d’incontro. Il Biscione dovrà accelerare la diversificazione dell’offerta, tentando di lasciarsi alle spalle un modello ancora troppo dipendente dalla pubblicità analogica: l’operazione Endemol si colloca proprio in questa direzione, seppur verso una situazione sempre più conflittuale con la piattaforma di Murdoch. E se guerra deve essere, che guerra sia! Ma forse, per la prima volta dopo 15 anni, lo scontro si giocherà fuori da Palazzo Chigi e dai teatri della politica. E allora probabilmente capiremo davvero quello che la televisione ha realmente da offrirci oltre al nostro tanto amato Cavaliere. Almeno si spera.

Spunto per il post tratto da “La Yalta delle televisioni” di Stefano Carli

Fastweb tra mobile e quadruple play

Metà della popolazione italiana è raggiunta dalla sua fibra ottica. Ventiseimila mila chilometri di Rete che rappresentano una struttura all’avanguardia a livello internazionale e una corsa all’innovazione che non accenna ad arrestarsi. Perché l’obiettivo di espansione dei vertici Fastweb consiste in due obiettivi strategici ed essenziali per poter mantenere una posizione d’eccellenza nei confronti degli altri operatori: diventare un operatore mobile virtuale ed espandere il proprio business verso un modello quadruple play. A questo proposito pubblico le parole di Mario Mella, CTO Officer di Fastweb tratte da il nuovo mercato.it:

“Abbiamo raccolto tutte le sfide tecnologiche del futuro”. Merito anche, spiega il manager, della forte politica di investimenti che il Gruppo di Tlc ha messo in campo nei primi 10 anni della sua storia: dalla fondazione a Milano nel 1999 Fastweb ha investito 3,6 miliardi di euro nella realizzazione di una rete in fibra ottica di nuova generazione che oggi supera i 26 mila chilometri e che garantisce la copertura al 50% della popolazione italiana. Oggi gli operatori di Tlc in tutto il mondo promettono di adottare le cosiddette Ngn - new generation network - le reti di nuova generazione in grado di garantire la convergenza tra voce, dati e video. In Fastweb questo e’ una realta’ dall’inizio del decennio grazie all’adozione del protocollo IP e allo sviluppo di una rete alternativa in fibra ottica che hanno reso possibile il lancio di servizi voce, dati/Internet e televisione (il cosiddetto triple play) fruibili contemporaneamente, con un solo collegamento, da tutte le tipologie di clienti, residenziali e business.

Inoltre, Fastweb e’ stata la prima azienda al mondo a lanciare un servizio di iptv per i propri clienti. Oggi si stima che nel mondo ci siano oltre 13 milioni di abbonati iptv e che nei prossimi cinque anni cresceranno in maniera esponenziale”. Insomma, insiste Mella, ”grazie all’architettura e alla flessibilita’ della propria rete, Fastweb raccoglie tutte le sfide tecnologiche del futuro. In particolare, stiamo implementando la convergenza tra telefonia fissa e mobile, grazie all’accordo con 3 Italia, che ci permettera’ di diventare operatore mobile virtuale e quadruple player. Inoltre siamo molto attenti agli sviluppi della TV digitale”.

via il nuovo mercato.it

Warner e la spasmodica ricerca di nuovi (vecchi) target

Il gigante dell’intrattenimento holliwoodiano, da quanto si apprende, ha deciso di lanciarsi in un profondo rinnovamento del proprio portale Internet. I cambiamenti più significativi? Beh sicuramente la messa a disposizione di contenuti on demand, come ad esempio le serie tv che nel piccolo schermo hanno avuto molto successo: dal trascinante Buffy l’ammazzavampiri alla comicità più salottiera del divertentissimo Friends.

Il perchè? Semplice: attrarre un pubblico di giovani, di età compresa tra i 18 e 34 anni, che sta progressivamente abbandonando la tv generalista in favore del web, o di altre piattafome televisive. Una scelta di questo genere appare in un certo senso azzeccata, se non altro perché nonostante il grosso clamore mediatico che ha investito tali strumenti innovativi, sembra che le nuove frontiere televisive suscitino ancora scarsa attenzione proprio nei media tradizionali a livello produttivo e distributivo. Warner ha perciò fatto una scelta. E seguendo la scia di Cbs e Nbc ha deciso di offrire in streaming questi “vecchi” contenuti cult.

Nonostante la bontà del progetto però, credo che un qualsiasi attore, inoltrandosi nel mondo della Rete, debba rivolgersi a una comunità di individui piuttosto che ad un target. I tanto decantati social network, in particolare quelli legati a un pubblico di nicchia, inglobano persone che non per forza possiedono tratti comuni: età, sesso, impiego, status sociale. Sono uomini e donne che condividono e trasmettono la propria passione, sfruttando un mezzo che li mette in realzione con estrema facilità. Ecco perché forse una televisione che realmente aderisce al funzionamento della Rete, introietterà la prospettiva di concepire le persone semplicemente come tali, senza categorizzazioni che in Internet sono oramai obsolete. Ma immagino che la strada per arrivarci sia ancora molto molto lunga.

via oneiptelevision

Il ruolo chiave della tv satellitare (per la pubblicità)

A un anno dalla prima diffusione dei dati Auditel, è continua e inesorabile la crescita di contatti e share per i canali satellitari. Secondo un articolo de Il Sole 24 ORE, redatto da Luca Veronese, almeno un italiano su dieci guarderebbe con regolarità i canali offerti da tale piattaforma. Da Rai a Mediaset, passando per La7, i canali generalisti hanno visto progressivamente erodere i propri contatti, per quanto fin dagli inizi della sua storia avessero bollato il satellite con l’epiteto di nanoshare (contatti insignificanti), sottolineando la scarsa platea, in termini pubblicitari, che esso era in grado di attirare.

Come share i canali satellitari, nel loro complesso, si avvicinano molto a quello di una tv generalista”, incalza Roberto Binaghi del centro media Omd. “Auditel sta leggendo una realtà in crescita, ormai corposa anche nei numeri”. E com’è prevedibile i canali sportivi, quali ad esempio Sky Sport, sono in testa nel raccogliere contatti preziosi, da cui poter trarre opportune indicazioni. Ma i dati Auditel palesano anche situazioni in apparenza meno evidenti: da un lato infatti, secondo Giuseppe Basile (responsabile delle ricerche dell’area tv di Starcom), i canali del gruppo Fox hanno superato qualunque previsione in termini di pubblico. Grazie soprattutto alla programmazione offerta dal canale Fox Crime. Allo stesso tempo, il target compreso tra i 4 e i14 anni, ha rappresentato (e continuerà probabilmente ed essere) l’el dorado per la tv satellitare poiché, nelle fasce opportune, raggiunge ben il 20% di share.

La tv generalista raccoglie ogni hanno più di 4,6 miliardi di euro di investimenti pubblicitari; d’altro canto la pubblicità sul satellite vale non più di 300 milioni di euro annui. Ma secondo Basile, la forza della piattaforma satellite non è racchiusa nei numeri, quanto invece nella qualità dei contatti. La tv satellitare raggiunge fette di popolazione, di solito con un più alto livello culturale, che hanno smesso di guardare la tv generalista: contatti esclusivi, rappresentanti persone più recettive. Un pubblico che sceglie di guardare la televisione, passando di fronte a Sky almeno il 50% della propria giornata-tv.

Ma per il satellite di Murdoch, che punta a raggiungere 6 milioni di abbonati entro il 2010 (oggi ne raccoglie 4 milioni), gli investimenti pubblicitari stanno assumendo un ruolo sempre più incalzante e centrale. E un affollamento del 18%, che inizia a percepirsi anche tra il pubblico, lo dimostra ampiamente. Secondo Biraghi “è sempre più evidente la presenza di aziende concorrenti all’interno dello stesso break pubblicitario: capita di vedere spot in sequenza di tre o quattro case automobilistiche, o di avere P&G, Danone e Nestlè all’interno di un film su Fox. Se il satellite vuole crescere anche sul mercato pubblicitario, conclude Biraghi, deve correggere anche questi errori di gioventù”.

Infografiche:

Fastweb si lancia negli spot interattivi

E così il primo operatore di iptv del Bel Paese sceglie la pubblicità interattiva come mezzo per incentivare i propri guadagni. Come ben sappiamo, secondo la “filosofia” della rete, una comunicazione bidirezionale rappresenta l’essenza stessa che ne caratterizza tutti i processi. Iptv compresa. In questo caso Fastweb ha scelto di lanciare uno spot che reclamizza l’Antara, suv della casa tedesca Opel, utilizzando proprio questo tipo di modalità.

Il telespettatore potrà interagire con il video, stoppandolo a proprio piacimento, per poter accedere a un menu ed approfondire dettagli tecnici e di allestimento. Si viene catapultati in una dimensione completamente diversa dal classico modo di concepire la pubblicità, andando a scoprire il prodotto in prima persona, senza che qualcuno ci guidi in maniera esplicita.

A questo “innovativo” spot si aggiunge il mini quiz Tu che guidatore sei, per poter avere un feedback da parte dell’utente, riuscendo, in una fase successiva, ad agire su oppurtune leve di marketing. A parer mio gli aspetti rivoluzionari della pubblicità interattiva riguardano in particolar modo quest’ultimo passaggio. Per poter avere informazioni utili sui consumatori, da affiancare magari a dispendiose ricerche di mercato, la scelta di invogliare l’utente ad esternare le proprie opinioni e i propri desideri sono fondamentali. Ed i risultati si ottengono in un tempo pressoché infinitesimale, un semplice click.

Perciò, mentre noi “giochicchiamo” con una divertente pubblicità interattiva, dall’altra parte c’è qualcuno che ci osserva e monitora le nostre azioni, le nostre scelte. Una sorta di “Grande Fratello” della pubblicità che dai nostri movimenti discerne un numero infinito d’informazioni, il che fa riflettere se una rivoluzione di questo tipo, a livello di advertising, sia realmente conveniente per entrambi la parti. Dalla loro di sicuro. Dalla nostra… mah.

via oneadsl