Tra editoria e televisione News Corp. guarda al web

Pare che Rupert Murdoch non dovrà prendersela più di tanto per la mancata acquisizione di Newsday. Nella battaglia a due tra News Corp. e il Daily News del magnate Zuckerman, l’ha spuntata infine il terzo incomodo, ovvero Cablevision, operatore via cavo con base a Long Island, che ha rilevato Newsday per 650 milioni di dollari. Poco male. Per Murdoch la cosa più importante era che il popolare giornale newyorkese non finisse nelle mani del diretto concorrente a livello locale. Ed anzi, secondo molti addetti ai lavori di News Corp., installati nelle divisioni di New York e Londra, tale acquisizione, per la sostanziale mancanza di esperienza di Cablevision nel settore dei giornali, non rappresenta una reale minaccia a livello concorrenziale.

Per di più, “fagocitando” all’interno del suo “organismo mediale” anche Newsday, Murdoch ne avrebbe ricavato non poche seccature. Il fatto di essere già padrone di due dei dieci quotidiani più importanti d’America, The Wall Street Journal (al secondo posto per numero di tirature) e The New York Post (ottavo), avrebbe potuto provocare la reazione, verosimilmente non benevola, della Federal Communication Commission, agenzia federale che regolamenta e controlla il settore dei media. Da un lato infatti la commissione avrebbe potuto ostacolare il possibile accordo con Newsday oppure, e la cosa sarebbe stata anche peggiore, avrebbe potuto non rinnovare a fine anno la licenza per due delle televisioni locali di proprietà di Murdoch nell’area newyorchese.

Non si può parlare però di una vera e propria rottura. Questo perché con il proliferare dei giornali on line e della free press, i quotidiani regionali (come appunto Newsday) sono destinati a scomparire, a meno di raggiungere una qualche intesa con le maggiori testate (e perché no anche con Murdoch e Zuckerman), condividendo costi di stampa, distribuzione o raccolta della pubblicità. Ecco che archiviato temporaneamente il caso Newsday, con qualche riserva ma complessivamente con esiti positivi, spunta un’altra buona notizia per il colosso newyorkese. E la “buona novella” arriva dal numero due della compagnia Peter Chernin che dirige tutte le operazioni non giornalistiche, dalla televisione al web passando per il cinema. Chernin è l’uomo che ha cominciato nel 2005 con l’acquisto di MySpace ed ha proseguito creando poco più tardi Hulu, un sito che contiene show televisivi da tutti i network permettendo di guardarli in rete o di scaricarli su un lettore (o sul telefonino). Il vice di Murdoch ha recentemente dichiarato a Forbes: «Il pubblico vuole contenuti in rete. Se non saremo noi a darglieli, glieli darà qualcun altro. Dobbiamo avere il coraggio di rinnovare e anzi rivoluzionare continuamente il nostro modo di lavorare».

E la sua strategia d’azione, che finora l’ha visto spendere 1 miliardo e 200 milioni di dollari acquistando siti, consiste nel cooperare con la conocorrenza, anziché distruggerla come è stato spesso il metodo di Murdoch. Da qui l’invito a cena a Beverly Hills del ceo di Google Eric Shmidt per discutere di come le due società potrebbero lavorare insieme. «E’ difficile non essere affascinati da Chernin – ha detto di lui Schmidt dopo l’ incontro – e dalla sua capacità di persuasione». Che sia un segnale di ciò che deve accadere?

via Digital Sat Magazine

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