Fastweb & i-concerts, show musicali e concerti in tv

Grazie alle potenzialità offerte dalle nuove piattaforme di tv digitale (iptv in particolare), è sempre più possibile gestire in modo elastico il bouquet di canali da poter offrire al telespettatore: su questa logica nasce l’accordo tra il noto operatore di servizi di telecomunicazione su rete fissa e I-Concerts, piattaforma interattiva che si occupa di trasmettere concerti e show musicali, a tutt’oggi  disponibile su iptv in Asia ed Europa come pure per la tv digitale via cavo e le cosiddette closed online networks (reti proprietarie).

La programmazione di I-Concerts sarà disponibile sul canale 71 di FastwebTV nella sezione Music&Fun. Una programmazione ad alta qualità viene inoltre garantita dal decoder ibrido IPTV-DTT, che garantisce altissime prestazioni in termini di audio e video.

Le parole dei protagonisti:
“I-concerts on-demand non solo arricchisce la nostra offerta di canali realizzati con partner internazionali forti
” ha dichiarato Andrea Conte, Direttore Business Unit Consumer di FASTWEB, “ma offre il meglio per gli appassionati di musica di tutte le età. FASTWEBTV, con il suo approccio multitematico e multicanale, è una soluzione perfetta per un pubblico giovane alla ricerca di nuovi format e di nuovi linguaggi anche su un mezzo tradizionale come la TV”.

“FASTWEB è indubbiamente una delle più importanti e innovative aziende che offrono il servizio di Iptv in Europa. Siamo orgogliosi di offrire i-concerts sulla loro piattaforma e di fornire i migliori spettacoli musicali live agli spettatori italiani”, afferma Natalia Tsarkova, Ceo di i-concerts.

Strategia anti-palinsesto, la scelta di Tiscali tv

Ogni web tv che si rispetti, in grado di favorire una manipolazione della programmazione sempre più raffinata, si arrovella continuamente per inventare sempre nuove strade che riescano, per così dire, a “eludere” il palinsesto. Ed in quest’ottica, anche Tiscali non vuole essere da meno rispetto agli altri players che concorrono sulla rete.

«Tiscali tv – dice il direttore per l’Italia Fabrizio Mei – s’inserisce in un mercato che vede le tv attraverso Internet ritagliarsi un ruolo sempre più importante. Rispetto alle altre iptv già presenti, siamo i primi a rappresentare una nuova generazione che propone sostanziali innovazioni dedicate trasversalmente agli adulti, ai più piccoli e in particolare ai patiti di sport. Quello che per noi è regola rispecchia la frase: libertà di palinsesto».

Questa libertà si concretizza anche e soprattutto nel cosiddetto timeshifting, ovvero l’intero palinsesto dei principali canali generalisti a disposizione dei telespettatori per 48 ore. La stessa duttilità si riscopre anche durante la fase di registrazione. Passare da un programma live a uno registrato è facilissimo: la guida programmi (EPG electronic program guide) permette immediatamente di passare da una visione all’altra senza cancellare ciò che si sta registrando.

via lastampa.it

Iptv, cresce la fiducia in Italia e in Europa

Secondo una ricerca commissionata da Juniper Networks sulle preferenze dei consumatori europei di servizi broadband, l’iptv rappresenterà un fattore sempre più sensibile all’interno dell’ecosistema di Internet. A tal proposito, è interessante soffermarsi su alcuni dati interessanti:

Secondo il 61,3% degli intervistati la tv online assumerà un ruolo sempre più rilevante in futuro, mentre il 35,6% ha confermato che la televisione tradizionale perderà d’importanza nei prossimi anni. Gli italiani che ritengono l’iptv un servizio destinato a diventare sempre più importante sono il 58,9%, mentre quelli che ritengono che la tv tradizionale sia un servizio sempre meno importante sono il 35,9%.

La ricerca è stata condotta nel mese di aprile 2008 su un campione di 5.000 utenti broadband di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito. Dallo studio si evince un ulteriore aspetto legato all’aspetto più social, attorno al quale si sta costruendo la nuova filosofia del web: Il 24,8% degli intervistati afferma che i siti di social networking rappresentano un ottimo canale per restare in contatto con amici e parenti, mentre per il 37,5% questo servizio è destinato a diventare ancora più importante in futuro. In Italia i dati registrati si mantengono in linea con i risultati europei: il 23,7% afferma che il social networking è importante per restare in contatto con amici e parenti, e il 33,5% ritiene che questo servizio diventerà ancora più importante nei prossimi tempi. Di conseguenza le comunicazioni tradizionali sono destinate a perdere di rilievo negli anni a venire: per il 41,7% (in Italia il 49,8%) il servizio di telefonia fissa è destinato a perdere di importanza nel tempo.

Tv e Social. Apparentemente così distanti, ma in grado di trovare una sorta di alchimia particolare nell’immenso e volubile calderone della Rete.

via channelinsider.it

Alcatel-Lucent sbarca in Cile

Il gruppo Alcatel-Lucent ha annunciato di essere stato selezionato da Gtd Group, uno dei provider di servizi internet più importanti del Cile, per lo sviluppo della prima rete in fibra ottica per il mercato retail del Paese. Lo riporta un comunicato della società che specifica anche che Alcatel Lucent aiuterà Gtd a fornire servizi evoluti a banda larga come la tv ad alta definizione, la televisione tramite internet (iptv), i video on demand e la navigazione sul web ad alta velocità.

via lastampa.it

Microsoft-Wind, Xbox 360 verso l’Iptv

L’indiscrezione da oneiptv e non solo. Sembra che i forti investimenti di Wind sulla piattaforma televisiva ip (i più consistenti a livello italiano) si affianchino a partnership importanti. In questo senso ecco che la nota consolle del gigante di Redmond (già in grado di elaborare segnali televisivi su protocollo internet), potrebbe scegliere l’iptv di Wind, con cui ha già stretto accordi importanti, assumendo così un ruolo di rilievo in questo tipo di servizi.

Molto più di un accenno di convergenza. Oltre che di matrice tecnologica, anche e soprattutto a livello di servizi.

Vodafone va avanti, ma all’iptv non ci pensa

Vodafone intende proseguire con gli investimenti in Italia a prescindere dall’eventuale acquisizione di Tiscali. Lo ha detto Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, a margine della conferenza stampa in cui è stata presentata l’offerta Adsl del gruppo britannico.

Rispondendo a una domanda sull’interesse per Tiscali, a margine della conferenza, Bertoluzzo non ha voluto commentare, limitandosi a dire che “Vodafone va avanti per la sua strada“.Una strada che passa per il lancio in Italia dell’Adsl, dopo l’acquisizione di Tele2, un servizio incentrato nella nuova Vodafone Station, che consente di parlare e di navigare.

Le offerte Adsl di Vodafone arriveranno sul mercato entro l’estate. Bertoluzzo non ha voluto fornire dettagli commerciali, dicendo che “non sarà una competizione sui prezzi, ma sulla qualità dei servizi“, basati su due pacchetti. Bertoluzzo ha precisato che “Tele 2 per ora va avanti così: non abbiamo un piano per l’abbandono del brand” e ha sottolineato che Vodafone investe 800 milioni-1 miliardo di euro l’anno “per realizzare un’infrastruttura integrata di nuova generazione”.

Per quanto riguarda l’Iptv, l’ad di Vodafone Italia ha affermato che “non rientra fra le nostre priorità, si evolve a ritmo lento: puntiamo innanzitutto sulla banda larga per tutti, poi ragioneremo su altre cose“. Da ultimo, Bertoluzzo, che ha definito l’iPhone targato Apple “un’icona dell’Internet mobile, un’opportunità per allargare il mercato“, ha detto di non capire le proteste di alcuni operatori mobili rispetto al piano delle tariffe di terminazione mobile varato dall’Agcom, che, secondo il manager, fornisce “orientamenti molto importanti“.

via Reuters.it

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Intrecci televisivi, quando la politica c’entra poco

Il 2011-2012 si prospetta un biennio molto particolare per la televisione italiana. Un anno di svolta. Un anno di cambiamento che scuoterà l’intero sistema televisivo, il quale potrebbe mutare completamente la propria forma, assumendo sembianze sconosciute. Forse non esternamente, considerando in tal senso i contenuti, ma nel cuore del sistema, in cui l’ attuale ordine delle cose (il duopolio sulle frequenze analogiche, la relegazione di Sky sulla sola piattaforma satellitare e le nascenti tv su protocollo Internet) potrebbe subire pesanti trasformazioni.

Ma in cosa consiste questa svolta? Ebbene, in primo luogo nel 2011 terminerà la quarantena imposta dall’Ue a Sky, che la relega a trasmettere unicamente tramite l’attuale piattaforma (data la posizione di “monopolio” all’interno del mercato satellitare italiano). Da quel momento in poi, potrà gestire e sfruttare direttamente un’iptv (e qui le voci che la vorrebbero molto vicina a Tiscali) oppure affittare frequenze sul digitale terrestre, assumendo una posizione in diretta concorrenza rispetto a Mediaset. In secondo luogo, nel 2012, la tv analogica terminerà dopo più di 50 anni il suo glorioso servizio e, agli undici canali attualmente a disposizione, se ne sovrapporranno almeno una sessantina, che inevitabilmente frantumeranno l’audiance, e con ogni probabilità metteranno fine al duopolio Rai-Mediaset.

Ecco perché, secondo questa prospettiva, i destini delle tre “televisioni” (Rai, Mediaset e Sky)appaiono fortemente intrecciati. Ed è bello pensare che la politica, a differenza di quanto accaduto fin ora, potrebbe anche non metterci piede. Chiedetelo infatti a Piersilvio Berlusconi che, pur tirando un sospiro di sollievo per la vittoria elettorale che allontanava definitivamente l’ombra del decreto Gentiloni, ha visto calare vertiginosamente le quotazioni di Mediaset: dai 6 euro della vigilia del week end elettorale, si è passati ai 5,80 euro del 15 aprile. Il problema fondamentale, oltre a quelli descritti in precedenza, è il seguente: Mediaset ha acquisito in autunno i diritti di importanti serie televisive da Universal a Time Warner, per un totale di 450 milioni di euro, potendo trasmettere tali contenuti non oltre il fatidico 2011. In casa Mediaset affermano di essere sicuri di riuscire a portare l’investimento a break even con il solo digitale terrestre, ma in molti dubitano che questo sia possibile.

C’è da dire che in Italia vi sono cinque milioni di decoder per il digitale terrestre. Di questi, solo tre milioni e mezzo sono effettivamente utilizzati e si accompagnano alle 2,6 milioni di carte prepagate per poter accedere ai contenuti premium del dtt Mediaset. Almeno secondo Piersilvio. Ed il suo obiettivo è quello di raggiungere entro il 2008 tre milioni di utenti che sborsino annualmente una cifra corrispondente a 100 euro all’anno, pari a otto euro al mese. Ma intanto le previsioni per il 2008, nel comparto del digitale terrestre, parlano di perdite intorno a settanta milioni di euro. Una situazione certo non felicissima. Ed ecco che allora s’intravede all’orizzonte una possibile trattativa con Sky. Nel caso l’affare andasse in porto, Mediaset potrebbe portare i propri programmi sul satellite di Murdoch, accedendo in un sol colpo a un bacino d’utenza enorme (si parla infatti di ben 4,5 milioni di utenti).

E qui nasce il dilemma. Andare su Sky potrebbe voler dire da un lato, come citato poc’anzi, avere un gran ritorno in termini di contatti, e dall’altro, prima di avere definito clausole economiche e stabilito l’effettiva appartenenza degli utenti che fruiscono di tali contenuti, rafforzare e consolidare la piattaforma satellitare a discapito del digitale terrestre. Sembrerebbe che Sky da questa trattativa abbia tutto da guadagnarci: un bouquet di canali più ampio, payperview e sistemi innovativi, che le permetterebbero un’offerta ampia e frammentata. Ma la situazione per Sky presenta anche il rovescio della medaglia. Nel pacchetto messo sul tavolo televisivo da Mediaset, oltre alle fiction televisive, sono contenuti i diritti sul calcio della stagione 2009/2010. E come ho in parte accennato in questo post, la trasmissione delle partite è fondamentale per il business di Sky. Una situazione del genere riporta il coltello dalla parte del manico nelle mani del Biscione; probabilmente se in questo delicato rapporto di forze si stringesse un accordo, sarebbe da intendere più che altro come una tregua. Un compromesso che entrambi i players raggiungerebbero con molte riserve, quasi si trattasse del preludio di una guerra mediatica, che fino ad oggi però non si è mai concretizzata in modo esplicito.

E qui spunta un ulteriore elemento. Pare che con lo spegnimento del segnale analogico, circa il 6 % della popolazione, in prevalenza stanziato nelle zone di montagna, si troverebbe “nell’oscurità televisiva” a meno di costruire ponti radio terrestri, che risultano complessivamente molto onerosi da un punto di vista tecnologico e quindi economico. Una trasmissione che utilizza come piattaforma di base il satellite, risulterebbe in questo senso molto più conveniente. Ecco perché, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe profilarsi in un prossimo futuro un accordo Rai-Mediaset per poter sopperire a tale inconveniente. E’ vero che entrambe le società già diffondono programmi tramite la tv satellitare, ma quando si tratta di contenuti quali Formula Uno, Moto Gp ed Europei di calcio, per cui non possiedono diritti di trasmissione all’estero, sono costretti ad oscurare i canali, penalizzando anche quel 6%. Ovviamente il tutto potrebbe risolversi con una opportuna scheda distribuita gratuitamente, inserita nel decoder, che assicuri la visione esclusivamente nel territorio italiano.

Le trattative per questo progetto però sono ancora in fase di stasi. Resta il fatto che far i viaggiare i contenuti sul satellite in modo totalmente indipendente da Sky, senza avere a disposizione un’infrastruttura di distribuzione adeguata e con una precaria sostenibilità economica, non sembra ad oggi una situazione praticabile. Per tutti questi motivi, Sky e Mediaset dovranno trovare un punto d’incontro. Il Biscione dovrà accelerare la diversificazione dell’offerta, tentando di lasciarsi alle spalle un modello ancora troppo dipendente dalla pubblicità analogica: l’operazione Endemol si colloca proprio in questa direzione, seppur verso una situazione sempre più conflittuale con la piattaforma di Murdoch. E se guerra deve essere, che guerra sia! Ma forse, per la prima volta dopo 15 anni, lo scontro si giocherà fuori da Palazzo Chigi e dai teatri della politica. E allora probabilmente capiremo davvero quello che la televisione ha realmente da offrirci oltre al nostro tanto amato Cavaliere. Almeno si spera.

Spunto per il post tratto da “La Yalta delle televisioni” di Stefano Carli

Fastweb tra mobile e quadruple play

Metà della popolazione italiana è raggiunta dalla sua fibra ottica. Ventiseimila mila chilometri di Rete che rappresentano una struttura all’avanguardia a livello internazionale e una corsa all’innovazione che non accenna ad arrestarsi. Perché l’obiettivo di espansione dei vertici Fastweb consiste in due obiettivi strategici ed essenziali per poter mantenere una posizione d’eccellenza nei confronti degli altri operatori: diventare un operatore mobile virtuale ed espandere il proprio business verso un modello quadruple play. A questo proposito pubblico le parole di Mario Mella, CTO Officer di Fastweb tratte da il nuovo mercato.it:

“Abbiamo raccolto tutte le sfide tecnologiche del futuro”. Merito anche, spiega il manager, della forte politica di investimenti che il Gruppo di Tlc ha messo in campo nei primi 10 anni della sua storia: dalla fondazione a Milano nel 1999 Fastweb ha investito 3,6 miliardi di euro nella realizzazione di una rete in fibra ottica di nuova generazione che oggi supera i 26 mila chilometri e che garantisce la copertura al 50% della popolazione italiana. Oggi gli operatori di Tlc in tutto il mondo promettono di adottare le cosiddette Ngnnew generation network – le reti di nuova generazione in grado di garantire la convergenza tra voce, dati e video. In Fastweb questo e’ una realta’ dall’inizio del decennio grazie all’adozione del protocollo IP e allo sviluppo di una rete alternativa in fibra ottica che hanno reso possibile il lancio di servizi voce, dati/Internet e televisione (il cosiddetto triple play) fruibili contemporaneamente, con un solo collegamento, da tutte le tipologie di clienti, residenziali e business.

Inoltre, Fastweb e’ stata la prima azienda al mondo a lanciare un servizio di iptv per i propri clienti. Oggi si stima che nel mondo ci siano oltre 13 milioni di abbonati iptv e che nei prossimi cinque anni cresceranno in maniera esponenziale”. Insomma, insiste Mella, ”grazie all’architettura e alla flessibilita’ della propria rete, Fastweb raccoglie tutte le sfide tecnologiche del futuro. In particolare, stiamo implementando la convergenza tra telefonia fissa e mobile, grazie all’accordo con 3 Italia, che ci permettera’ di diventare operatore mobile virtuale e quadruple player. Inoltre siamo molto attenti agli sviluppi della TV digitale”.

via il nuovo mercato.it

Fastweb si lancia negli spot interattivi

E così il primo operatore di iptv del Bel Paese sceglie la pubblicità interattiva come mezzo per incentivare i propri guadagni. Come ben sappiamo, secondo la “filosofia” della rete, una comunicazione bidirezionale rappresenta l’essenza stessa che ne caratterizza tutti i processi. Iptv compresa. In questo caso Fastweb ha scelto di lanciare uno spot che reclamizza l’Antara, suv della casa tedesca Opel, utilizzando proprio questo tipo di modalità.

Il telespettatore potrà interagire con il video, stoppandolo a proprio piacimento, per poter accedere a un menu ed approfondire dettagli tecnici e di allestimento. Si viene catapultati in una dimensione completamente diversa dal classico modo di concepire la pubblicità, andando a scoprire il prodotto in prima persona, senza che qualcuno ci guidi in maniera esplicita.

A questo “innovativo” spot si aggiunge il mini quiz Tu che guidatore sei, per poter avere un feedback da parte dell’utente, riuscendo, in una fase successiva, ad agire su oppurtune leve di marketing. A parer mio gli aspetti rivoluzionari della pubblicità interattiva riguardano in particolar modo quest’ultimo passaggio. Per poter avere informazioni utili sui consumatori, da affiancare magari a dispendiose ricerche di mercato, la scelta di invogliare l’utente ad esternare le proprie opinioni e i propri desideri sono fondamentali. Ed i risultati si ottengono in un tempo pressoché infinitesimale, un semplice click.

Perciò, mentre noi “giochicchiamo” con una divertente pubblicità interattiva, dall’altra parte c’è qualcuno che ci osserva e monitora le nostre azioni, le nostre scelte. Una sorta di “Grande Fratello” della pubblicità che dai nostri movimenti discerne un numero infinito d’informazioni, il che fa riflettere se una rivoluzione di questo tipo, a livello di advertising, sia realmente conveniente per entrambi la parti. Dalla loro di sicuro. Dalla nostra… mah.

via oneadsl

Iptv, VoIp e Banda Larga – Dati in milioni di famiglie


Fonte: eMarketer