Microsoft-Wind, Xbox 360 verso l’Iptv

L’indiscrezione da oneiptv e non solo. Sembra che i forti investimenti di Wind sulla piattaforma televisiva ip (i più consistenti a livello italiano) si affianchino a partnership importanti. In questo senso ecco che la nota consolle del gigante di Redmond (già in grado di elaborare segnali televisivi su protocollo internet), potrebbe scegliere l’iptv di Wind, con cui ha già stretto accordi importanti, assumendo così un ruolo di rilievo in questo tipo di servizi.

Molto più di un accenno di convergenza. Oltre che di matrice tecnologica, anche e soprattutto a livello di servizi.

Vodafone va avanti, ma all’iptv non ci pensa

Vodafone intende proseguire con gli investimenti in Italia a prescindere dall’eventuale acquisizione di Tiscali. Lo ha detto Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, a margine della conferenza stampa in cui è stata presentata l’offerta Adsl del gruppo britannico.

Rispondendo a una domanda sull’interesse per Tiscali, a margine della conferenza, Bertoluzzo non ha voluto commentare, limitandosi a dire che “Vodafone va avanti per la sua strada“.Una strada che passa per il lancio in Italia dell’Adsl, dopo l’acquisizione di Tele2, un servizio incentrato nella nuova Vodafone Station, che consente di parlare e di navigare.

Le offerte Adsl di Vodafone arriveranno sul mercato entro l’estate. Bertoluzzo non ha voluto fornire dettagli commerciali, dicendo che “non sarà una competizione sui prezzi, ma sulla qualità dei servizi“, basati su due pacchetti. Bertoluzzo ha precisato che “Tele 2 per ora va avanti così: non abbiamo un piano per l’abbandono del brand” e ha sottolineato che Vodafone investe 800 milioni-1 miliardo di euro l’anno “per realizzare un’infrastruttura integrata di nuova generazione”.

Per quanto riguarda l’Iptv, l’ad di Vodafone Italia ha affermato che “non rientra fra le nostre priorità, si evolve a ritmo lento: puntiamo innanzitutto sulla banda larga per tutti, poi ragioneremo su altre cose“. Da ultimo, Bertoluzzo, che ha definito l’iPhone targato Apple “un’icona dell’Internet mobile, un’opportunità per allargare il mercato“, ha detto di non capire le proteste di alcuni operatori mobili rispetto al piano delle tariffe di terminazione mobile varato dall’Agcom, che, secondo il manager, fornisce “orientamenti molto importanti“.

via Reuters.it

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Intrecci televisivi, quando la politica c’entra poco

Il 2011-2012 si prospetta un biennio molto particolare per la televisione italiana. Un anno di svolta. Un anno di cambiamento che scuoterà l’intero sistema televisivo, il quale potrebbe mutare completamente la propria forma, assumendo sembianze sconosciute. Forse non esternamente, considerando in tal senso i contenuti, ma nel cuore del sistema, in cui l’ attuale ordine delle cose (il duopolio sulle frequenze analogiche, un’unica piattaforma satellitare e le nascenti tv su protocollo Internet) potrebbe subire pesanti trasformazioni.

Ma in cosa consiste questa svolta? Ebbene, in primo luogo nel 2011 terminerà la quarantena imposta dall’Ue a Sky, che la relega a trasmettere unicamente tramite l’attuale piattaforma (data la posizione di “monopolio” all’interno del mercato satellitare italiano). Da quel momento in poi, potrà gestire e sfruttare direttamente un’iptv (e qui le voci che la vorrebbero molto vicina a Tiscali) oppure affittare frequenze sul digitale terrestre, assumendo una posizione in diretta concorrenza rispetto a Mediaset. In secondo luogo, nel 2012, la tv analogica terminerà dopo più di 50 anni il suo glorioso servizio e, agli undici canali attualmente a disposizione, se ne sovrapporranno almeno una sessantina, che inevitabilmente frantumeranno l’audiance, e con ogni probabilità metteranno fine al duopolio Rai-Mediaset.

Ecco perché, secondo questa prospettiva, i destini delle tre “televisioni” (Rai, Mediaset e Sky)appaiono fortemente intrecciati. Ed è bello pensare che la politica, a differenza di quanto accaduto fin ora, potrebbe anche non metterci piede. Chiedetelo infatti a Piersilvio Berlusconi che, pur tirando un sospiro di sollievo per la vittoria elettorale che allontanava definitivamente l’ombra del decreto Gentiloni, ha visto calare vertiginosamente le quotazioni di Mediaset: dai 6 euro della vigilia del week end elettorale, si è passati ai 5,80 euro del 15 aprile. Il problema fondamentale, oltre a quelli descritti in precedenza, è il seguente: Mediaset ha acquisito in autunno i diritti di importanti serie televisive da Universal a Time Warner, per un totale di 450 milioni di euro, potendo trasmettere tali contenuti non oltre il fatidico 2011. In casa Mediaset affermano di essere sicuri di riuscire a portare l’investimento a break even con il solo digitale terrestre, ma in molti dubitano che questo sia possibile.

C’è da dire che in Italia vi sono cinque milioni di decoder per il digitale terrestre. Di questi, solo tre milioni e mezzo sono effettivamente utilizzati e si accompagnano alle 2,6 milioni di carte prepagate per poter accedere ai contenuti premium del dtt Mediaset. Almeno secondo Piersilvio. Ed il suo obiettivo è quello di raggiungere entro il 2008 tre milioni di utenti che sborsino annualmente una cifra corrispondente a 100 euro all’anno, pari a otto euro al mese. Ma intanto le previsioni per il 2008, nel comparto del digitale terrestre, parlano di perdite intorno a settanta milioni di euro. Una situazione certo non felicissima. Ed ecco che allora s’intravede all’orizzonte una possibile trattativa con Sky. Nel caso l’affare andasse in porto, Mediaset potrebbe portare i propri programmi sul satellite di Murdoch, accedendo in un sol colpo a un bacino d’utenza enorme (si parla infatti di ben 4,5 milioni di utenti).

E qui nasce il dilemma. Andare su Sky potrebbe voler dire da un lato, come citato poc’anzi, avere un gran ritorno in termini di contatti, e dall’altro, prima di avere definito clausole economiche e stabilito l’effettiva appartenenza degli utenti che fruiscono di tali contenuti, rafforzare e consolidare la piattaforma satellitare a discapito del digitale terrestre. Sembrerebbe che Sky da questa trattativa abbia tutto da guadagnarci: un bouquet di canali più ampio, payperview e sistemi innovativi, che le permetterebbero un’offerta ampia e frammentata. Ma la situazione per Sky presenta anche il rovescio della medaglia. Nel pacchetto messo sul tavolo televisivo da Mediaset, oltre alle fiction televisive, sono contenuti i diritti sul calcio della stagione 2009/2010. E come ho in parte accennato in questo post, la trasmissione delle partite è fondamentale per il business di Sky. Una situazione del genere riporta il coltello dalla parte del manico nelle mani del Biscione; probabilmente se in questo delicato rapporto di forze si stringesse un accordo, sarebbe da intendere più che altro come una tregua. Un compromesso che entrambi i players raggiungerebbero con molte riserve, quasi si trattasse del preludio di una guerra mediatica, che fino ad oggi però non si è mai concretizzata in modo esplicito.

E qui spunta un ulteriore elemento. Pare che con lo spegnimento del segnale analogico, circa il 6 % della popolazione, in prevalenza stanziato nelle zone di montagna, si troverebbe “nell’oscurità televisiva” a meno di costruire ponti radio terrestri, che risultano complessivamente molto onerosi da un punto di vista tecnologico e quindi economico. Una trasmissione che utilizza come piattaforma di base il satellite, risulterebbe in questo senso molto più conveniente. Ecco perché, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe profilarsi in un prossimo futuro un accordo Rai-Mediaset per poter sopperire a tale inconveniente. E’ vero che entrambe le società già diffondono programmi tramite la tv satellitare, ma quando si tratta di contenuti quali Formula Uno, Moto Gp ed Europei di calcio, per cui non possiedono diritti di trasmissione all’estero, sono costretti ad oscurare i canali, penalizzando anche quel 6%. Ovviamente il tutto potrebbe risolversi con una opportuna scheda distribuita gratuitamente, inserita nel decoder, che assicuri la visione esclusivamente nel territorio italiano.

Le trattative per questo progetto però sono ancora in fase di stasi. Resta il fatto che far i viaggiare i contenuti sul satellite in modo totalmente indipendente da Sky, senza avere a disposizione un’infrastruttura di distribuzione adeguata e con una precaria sostenibilità economica, non sembra ad oggi una situazione praticabile. Per tutti questi motivi, Sky e Mediaset dovranno trovare un punto d’incontro. Il Biscione dovrà accelerare la diversificazione dell’offerta, tentando di lasciarsi alle spalle un modello ancora troppo dipendente dalla pubblicità analogica: l’operazione Endemol si colloca proprio in questa direzione, seppur verso una situazione sempre più conflittuale con la piattaforma di Murdoch. E se guerra deve essere, che guerra sia! Ma forse, per la prima volta dopo 15 anni, lo scontro si giocherà fuori da Palazzo Chigi e dai teatri della politica. E allora probabilmente capiremo davvero quello che la televisione ha realmente da offrirci oltre al nostro tanto amato Cavaliere. Almeno si spera.

Spunto per il post tratto da “La Yalta delle televisioni” di Stefano Carli

Fastweb tra mobile e quadruple play

Metà della popolazione italiana è raggiunta dalla sua fibra ottica. Ventiseimila mila chilometri di Rete che rappresentano una struttura all’avanguardia a livello internazionale e una corsa all’innovazione che non accenna ad arrestarsi. Perché l’obiettivo di espansione dei vertici Fastweb consiste in due obiettivi strategici ed essenziali per poter mantenere una posizione d’eccellenza nei confronti degli altri operatori: diventare un operatore mobile virtuale ed espandere il proprio business verso un modello quadruple play. A questo proposito pubblico le parole di Mario Mella, CTO Officer di Fastweb tratte da il nuovo mercato.it:

“Abbiamo raccolto tutte le sfide tecnologiche del futuro”. Merito anche, spiega il manager, della forte politica di investimenti che il Gruppo di Tlc ha messo in campo nei primi 10 anni della sua storia: dalla fondazione a Milano nel 1999 Fastweb ha investito 3,6 miliardi di euro nella realizzazione di una rete in fibra ottica di nuova generazione che oggi supera i 26 mila chilometri e che garantisce la copertura al 50% della popolazione italiana. Oggi gli operatori di Tlc in tutto il mondo promettono di adottare le cosiddette Ngn - new generation network - le reti di nuova generazione in grado di garantire la convergenza tra voce, dati e video. In Fastweb questo e’ una realta’ dall’inizio del decennio grazie all’adozione del protocollo IP e allo sviluppo di una rete alternativa in fibra ottica che hanno reso possibile il lancio di servizi voce, dati/Internet e televisione (il cosiddetto triple play) fruibili contemporaneamente, con un solo collegamento, da tutte le tipologie di clienti, residenziali e business.

Inoltre, Fastweb e’ stata la prima azienda al mondo a lanciare un servizio di iptv per i propri clienti. Oggi si stima che nel mondo ci siano oltre 13 milioni di abbonati iptv e che nei prossimi cinque anni cresceranno in maniera esponenziale”. Insomma, insiste Mella, ”grazie all’architettura e alla flessibilita’ della propria rete, Fastweb raccoglie tutte le sfide tecnologiche del futuro. In particolare, stiamo implementando la convergenza tra telefonia fissa e mobile, grazie all’accordo con 3 Italia, che ci permettera’ di diventare operatore mobile virtuale e quadruple player. Inoltre siamo molto attenti agli sviluppi della TV digitale”.

via il nuovo mercato.it

Fastweb si lancia negli spot interattivi

E così il primo operatore di iptv del Bel Paese sceglie la pubblicità interattiva come mezzo per incentivare i propri guadagni. Come ben sappiamo, secondo la “filosofia” della rete, una comunicazione bidirezionale rappresenta l’essenza stessa che ne caratterizza tutti i processi. Iptv compresa. In questo caso Fastweb ha scelto di lanciare uno spot che reclamizza l’Antara, suv della casa tedesca Opel, utilizzando proprio questo tipo di modalità.

Il telespettatore potrà interagire con il video, stoppandolo a proprio piacimento, per poter accedere a un menu ed approfondire dettagli tecnici e di allestimento. Si viene catapultati in una dimensione completamente diversa dal classico modo di concepire la pubblicità, andando a scoprire il prodotto in prima persona, senza che qualcuno ci guidi in maniera esplicita.

A questo “innovativo” spot si aggiunge il mini quiz Tu che guidatore sei, per poter avere un feedback da parte dell’utente, riuscendo, in una fase successiva, ad agire su oppurtune leve di marketing. A parer mio gli aspetti rivoluzionari della pubblicità interattiva riguardano in particolar modo quest’ultimo passaggio. Per poter avere informazioni utili sui consumatori, da affiancare magari a dispendiose ricerche di mercato, la scelta di invogliare l’utente ad esternare le proprie opinioni e i propri desideri sono fondamentali. Ed i risultati si ottengono in un tempo pressoché infinitesimale, un semplice click.

Perciò, mentre noi “giochicchiamo” con una divertente pubblicità interattiva, dall’altra parte c’è qualcuno che ci osserva e monitora le nostre azioni, le nostre scelte. Una sorta di “Grande Fratello” della pubblicità che dai nostri movimenti discerne un numero infinito d’informazioni, il che fa riflettere se una rivoluzione di questo tipo, a livello di advertising, sia realmente conveniente per entrambi la parti. Dalla loro di sicuro. Dalla nostra… mah.

via oneadsl

Iptv, VoIp e Banda Larga - Dati in milioni di famiglie


Fonte: eMarketer


India: l’Iptv di massa? Un’utopia

Interessanti le posizioni assunte, durante la terza edizione dell’India Iptv forum 2008 a New Delhi, da molti esponenti di spicco del mondo delle telecomunicazioni indiano: per l’iptv non vi sono le basi perché venga a crearsi un vero e proprio mercato di massa.

Secondo Rajeev, ceo di PricewaterhouseCoopers Telecom, malgrado la domanda crescente di “scelta” e d’interattività da parte degli utenti, questi si affacciano all’iptv solo quando hanno la percezione di un forte ritorno di valore in base ai soldi sborsati per ricevere il servizio (a Rajeev bella scoperta!!). L’esponente del carrier indiano ha inoltre rivelato la necessità di chiarimenti nei confronti degli utenti, riguardo ai benefici incrementali che un servizio di questo tipo potrebbe apportare: “C’è una strabiliante varietà di contenuti a disposizione del cliente, ma il prezzo è il cuore della questione e deve essere tenuto il più basso possibile”.

Secondo Rajeev l’iptv sarà comunque destinato ad un pubblico di nicchia, mentre la cable tv (o tv via cavo) farà la parte del leone in un mercato prevalentemente di massa. Le parole di T.R. Dua, senior director dell’Associazione degli operatori di telefonia cellulare dell’India, sono ancora meno entusiasmanti, ancorché intrise di realismo: “Mentre il numero di famiglie che accedono alla banda larga si attesta a 3.5 milioni, sono circa 71 milioni le case allacciate alle cable tv; queste cifre indicano quanto ancora gli indiani non siano pronti per l’iptv“.

Si unisce al coro d’incertezze anche il presidente dell’India Iptv Forum, D. P. S. Seth, ammettendo che il fulcro del problema è racchiuso nell’infrastruttura di distribuzione: “Non sarà possibile l’espansione della banda larga, sintantochè avremo uno zoccolo duro di collegamenti in rame“. In India vi sono 40 milioni di famiglie collegate alla rete telefonica fissa, eppure fra queste, solamente 7 milioni sono potenzialmente in grado di allacciarsi a una rete broadband.

Allo stesso tempo, i grossi operatori telefonici tergiversano riguardo agli investimenti sulla Rete, il che implica ulteriori difficoltà nella penetrazione di servizi iptv. Per quel che concerne l’impiego di capitali, Seth punta il dito anche contro l’industra televisiva: da un lato infatti i fornitori di tv via cavo sono scettici riguardo alle reali possibilità di revenue legate al mondo dell’iptv; dall’altro, i grossi broadcaster televisivi mostrano molte perplessità, a livello di sicurezza, sulle tipologie di contenuti “irradiabili” attraverso questa modalità di diffusione.

Un barlume di fiducia lo apre invece il managing director di UTStarcom India & South Asia, Vijay Yadav: “La prima killer application che ha scosso l’India è stata la voce. Da oggi in avanti, la stessa cosa accadrà per il video“. Yadav, per la sua ricetta di sviluppo di servizi iptv, suggerisce di offrire agli utenti sostanzialmente ciò che chiedono, ovvero, interattività e servizi innovativi. E direi che la sua miscela “magica”, per quanto possa apparire semplice, è tutt’altro che insipida.

via IndiaTelevision.com

Le foto di Flickr? Me le guardo in tv

AT&T U-verse TV (divisione iptv del carrier statunitense AT&T) ha annunciato qualche giorno fa la nascita di un nuovo servizio con cui sarà possibile visualizzare le foto di Flickr direttamente sul proprio apparecchio televisivo, tramite uno slide show gestibile dall’utente oppure un più semplice menu di navigazione. Basterà sintonizzarsi sul canale 91 ed il gioco è fatto: le fotografie verranno prelevate dal proprio profilo (non possono infatti essere visualizzate le foto altrui) e riprodotte direttamente sullo schermo televisivo, il tutto senza occuparsi in alcun modo di surfare nella rete.

AT&T è l’unico video service provider ad offrire un canale on line di foto completamente integrato nel proprio sistema il quale, sfruttando la velocità della banda larga, non sovraccarica gli utenti di alcun costo aggiuntivo. La creazione di un canale studiato appositamente per Flickr è solo l’ultimo di tanti servizi interattivi, a livello televisivo, che il carrier americano è in grado di offrire. Ad esempio sono previsti ulteriori strumenti che spaziano dai servizi metereologici alle informazioni sul traffico, per non parlare poi dei giochi on line di AT&T Yahoo! Games, adoperabili tramite la televisione.

AT&T è l’unico operatore statunitense ad offrire un servizio iptv al 100%, il che la porta ad essere una delle compagnie più avanzate a livello mondiale nel fornire servizi televisivi su protocollo ip. Ma il colosso americano non si ferma certo qui. E’ attualmente in fase di sviluppo un next-generation video service che ingloba U-verse TV in un progetto più ampio il quale permetterebbe di collegare ciascun utente con il proprio mondo telematico meglio di chiunque altro.

Stiamo perseverando per migliorare U-verse TV e continueremo su questa strada. Cerchiamo sempre nuovi modi per portare il meglio dell’ip ai nostri clienti“. Così la pensa Brian Buffington (AT&T executive director of U-verse marketing), e visto i risultati ottenuti fin ora, è giusto dargli credito.

Guarda lo screenshot del servizio

via FoxBusiness

La predizione di Google: la tv? Distribuita on line

Semplice e precisa l’ipotesi di Vincent Dureau, capo del settore televisivo-tecnologico di Google, sul futuro della televisione: “il suo destino è nella distribuzione on line“.

All’Iptv World Forum di Londra l’esponente di Mountain View ribadisce che tecnologie quali il p2p di BitTorrent e catene distributive on line sul modello di Netflix, diverranno non solo i veicoli, ma saranno il vero e proprio motore che “muoverà” la televisione del futuro. Netflix e BitTorrent, per la loro mole di traffico e numeri (Netflix offre ben 90 milioni di titoli e coinvolge 8 milioni di utenti), dovrebbero essere considerate le più importanti implementazioni di iptv di tutto il mondo, benchè in questa definizione cadano servizi televisivi offerti prevalentemente da operatori telefonici.

In un contesto di questo genere sarà sempre più pregnante il ruolo della banda larga, non solo per le notevoli capacità trasmissive che offre, ma soprattutto grazie al mutamento di paradigma che determina: una comunicazione point to point, che oscurerà il broadcasting così come lo conosciamo. Inoltre, “l’appetito per la televisione di certo non manca“. Basta guardare i numeri di Youtube, per capire che la “tv” sta tutt’altro che scomparendo; semplicemente la si guarda in modi diversi, secondo contenuti, format e, soprattutto, gusti differenti. Bisognerebbe comprendere, così conclude Dureau, che abbracciare il web e capire l’iptv non sono concetti che apparterranno al nostro avvenire, ma li abbiamo oramai lasciati alle nostre spalle. Insomma, il futuro della tv è più vicino di quanto immaginiamo.

Allora quegli 1.65 miliardi di dollari non sono stati solo un ghiribizzo.

Vedi anche:

News sul gigante di Mountain View:

L’Iptv spinge, ma l’Italia crolla

joost_iptv_televisione_web_2.jpgFasteweb è sicuramente uno dei pionieri dell’iptv nel contesto europeo; uno dei primi operatori ad affacciarsi e a scommettere sul servizio televisivo via web. Putroppo però, lo si apprende da un rapporto Informa Telecoms & Media, l’Italia è in netto declino rispetto al panorama internazionale, nonostante lo scorso anno avesse una posizione di rilievo all’interno del mercato continentale.

A far da padrona, peraltro, è ancora una volta la Francia che consolida il suo strapotere a tutti i livelli territoriali: a dicembre 2007 poteva vantare 5 milioni di utenti, ossia il 76% di quelli dell’Europa Occidentale e complessivamente il 57% di quelli di tutto il mondo. In netta crescita anche il mercato spagnolo, che con 500 mila utenti “sotto l’ombrello” dell’ISP Telefonica, aumenta il suo vantaggio rispetto a molti concorrenti europei, Italia compresa (300 mila utenti).

Riprendendo il quadro dei contesti extra-europei (introdotto in parte in questo post), gli Stati Uniti possono vantare circa 1 milione di utilizzatori abbonati a un servizio iptv, in concorrenza diretta con la più matura cable tv. La Cina fa altrettanto e con una crescita del 900%, si attesta anch’essa a 1 milione di utenti, confermandosi all’avanguardia anche nel panorama internazionale.

via webmasterpoint

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