Sipra-Rai, fiducia sulla crescita del mercato pubblicitario

L’amministratore delegato della Sipra Maurizio Braccialarghe appare fiducioso sulla ripresa del mercato pubblicitario per il prossimo anno ed afferma di voler puntare a una crescita annua del 2% in linea con gli obiettivi editoriali (ossia quelli della Rai ndr).

Sì è chiusa la prima settimana degli Europei di calcio che la Rai trasmette in esclusiva. Quanto valgono per Sipra?

Gli Europei sono una grande opportunità per tutto il mercato pubblicitario e le aziende hanno investito molto. Ad oggi la raccolta, in linea con le nostre attese, supera i 55 milioni di euro, 2 milioni in più dell’edizione 2004. Sarà però determinante il risultato della nostra nazionale.

Ad agosto invece inizieranno le Olimpiadi di Pechino. Quale delle due manifestazioni è più redditizia?
La Rai seguirà tutte le Olimpiadi su tutte le piattaforme: Rai Due sulla tv analogica, Rai Sport Più sul satellitare e digitale terrestre, ci sarà la radio e il sito internet assicurerà sei canali streaming. Abbiamo offerto al mercato una politica commerciale su tutti i mezzi in grado di seguire le singole discipline olimpiche. Ovviamente, per caratteristiche proprie, di stagionalità e di orari, questa manifestazione ha un oggettivo minor impatto rispetto agli Europei di calcio, pur offrendo, ai clienti, un pubblico molto profilato ed interessante.

Le campagne pubblicitarie diventano sempre più multimediali e coinvolgono internet, la radio e la stampa. La televisione generalista soffre questa evoluzione?
La multipiattaforma è una realtà, ma la televisione generalista è e rimane il media che per numeri ed incidenza sull’andamento dei consumi registra le migliori revenue. Proprio per questo motivo, in coerenza con il piano industriale ed editoriale della Rai. anche la Sipra si è riorganizzata con strutture di marketing e di vendita legate ai singoli mezzi: tv, radio, web e i canali digitali e satellitari. L’obiettivo è fornire una forte specializzazione con una vera politica plurimediale.

Cosa vi aspettate dai palinsesti Rai per l’autunno che verranno presentati lunedì a Saint Moritz?
Da un gruppo leader negli ascolti come Rai c’è solo da attendersi una nuova stagione di successi che confermino la leadership di rete e di gruppo: credo che l’offerta autunnale abbia tutte le carte in regola. Si confermano generi di alta qualità come le fiction, ma si avviano anche importanti innovazioni di prodotto nel day time di tutte le reti e nel prime time di Rai Uno e Rai Tre. Su Rai Due, invece, continuano i programmi dedicati ai giovani come L’Isola dei famosi, X factor e scalo 76.

Come è andata la battaglia degli ascolti in primavera?
La stagione televisiva si gioca su due distinti periodi «di garanzia»: autunno e primavera e la Rai come gruppo e Rai Uno come rete hanno appena vinto la decima stagione consecutiva: dal 2003 cinque autunni e cinque primavere vinte da Rai Un successo legato anche agli ottimi risultati delle miniserie e delle fiction che occupano 8 posizioni su 10 nella classifica dei programmi di intrattenimento più visti nella scorsa primavera. Bene anche lo sport, con la Formula 1 in testa, e i programmi di approfondimento.

Il 2008 della Rai è iniziato con un Festival di Sanremo al di sotto delle aspettative. C’è il rischio l’edizione attragga meno investimenti pubblicitari per il 2009?
L’edizione di quest’anno ha registrato audience inferiori alle attese anche perché la concomitante tragedia di Gravina non ha contribuito a creare un clima favorevole alla kermesse canora. Sanremo resta comunque tra i programmi che assicurano grandi ascolti rappresentando occasioni d’investimento per la pubblicità. Sarà così anche il 2009: sono fiducioso, la Rai si sta preparando a un grande festival.

Lo scorso anno si è chiuso con 1,44 miliardi di ricavi. Qual è l’obiettivo per il 2008?
Il primo semestre dell’anno sta facendo registrare un incremento dell’1% sull’analogo periodo del 2007. La prima parte del 2008 ha registrato una certa stagnazione della raccolta pubblicitaria: la campagna elettorale, non prevista, con il conseguente riassetto dei palinsesti Rai, hanno influito sull’andamento della Sipra in un contesto economico complessivo non entusiasmante, con i primi mesi dell’anno a crescita zero e conseguenti segni di stanchezza anche nel mercato pubblicitario. Prevediamo un crescita annua del 2%, in linea con gli obiettivi fissati dall’editore. Molto però dipenderà dal mercato che deve rafforzare la convinzione che la comunicazione pubblicitaria è indispensabile per fare emergere la marca e consolidare le quote di mercato.

Giuliano Balestreri per “Il Sole 24 Ore

Microsoft-Wind, Xbox 360 verso l’Iptv

L’indiscrezione da oneiptv e non solo. Sembra che i forti investimenti di Wind sulla piattaforma televisiva ip (i più consistenti a livello italiano) si affianchino a partnership importanti. In questo senso ecco che la nota consolle del gigante di Redmond (già in grado di elaborare segnali televisivi su protocollo internet), potrebbe scegliere l’iptv di Wind, con cui ha già stretto accordi importanti, assumendo così un ruolo di rilievo in questo tipo di servizi.

Molto più di un accenno di convergenza. Oltre che di matrice tecnologica, anche e soprattutto a livello di servizi.

Vodafone va avanti, ma all’iptv non ci pensa

Vodafone intende proseguire con gli investimenti in Italia a prescindere dall’eventuale acquisizione di Tiscali. Lo ha detto Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, a margine della conferenza stampa in cui è stata presentata l’offerta Adsl del gruppo britannico.

Rispondendo a una domanda sull’interesse per Tiscali, a margine della conferenza, Bertoluzzo non ha voluto commentare, limitandosi a dire che “Vodafone va avanti per la sua strada“.Una strada che passa per il lancio in Italia dell’Adsl, dopo l’acquisizione di Tele2, un servizio incentrato nella nuova Vodafone Station, che consente di parlare e di navigare.

Le offerte Adsl di Vodafone arriveranno sul mercato entro l’estate. Bertoluzzo non ha voluto fornire dettagli commerciali, dicendo che “non sarà una competizione sui prezzi, ma sulla qualità dei servizi“, basati su due pacchetti. Bertoluzzo ha precisato che “Tele 2 per ora va avanti così: non abbiamo un piano per l’abbandono del brand” e ha sottolineato che Vodafone investe 800 milioni-1 miliardo di euro l’anno “per realizzare un’infrastruttura integrata di nuova generazione”.

Per quanto riguarda l’Iptv, l’ad di Vodafone Italia ha affermato che “non rientra fra le nostre priorità, si evolve a ritmo lento: puntiamo innanzitutto sulla banda larga per tutti, poi ragioneremo su altre cose“. Da ultimo, Bertoluzzo, che ha definito l’iPhone targato Apple “un’icona dell’Internet mobile, un’opportunità per allargare il mercato“, ha detto di non capire le proteste di alcuni operatori mobili rispetto al piano delle tariffe di terminazione mobile varato dall’Agcom, che, secondo il manager, fornisce “orientamenti molto importanti“.

via Reuters.it

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Tra editoria e televisione News Corp. guarda al web

Pare che Rupert Murdoch non dovrà prendersela più di tanto per la mancata acquisizione di Newsday. Nella battaglia a due tra News Corp. e il Daily News del magnate Zuckerman, l’ha spuntata infine il terzo incomodo, ovvero Cablevision, operatore via cavo con base a Long Island, che ha rilevato Newsday per 650 milioni di dollari. Poco male. Per Murdoch la cosa più importante era che il popolare giornale newyorkese non finisse nelle mani del diretto concorrente a livello locale. Ed anzi, secondo molti addetti ai lavori di News Corp., installati nelle divisioni di New York e Londra, tale acquisizione, per la sostanziale mancanza di esperienza di Cablevision nel settore dei giornali, non rappresenta una reale minaccia a livello concorrenziale.

Per di più, “fagocitando” all’interno del suo “organismo mediale” anche Newsday, Murdoch ne avrebbe ricavato non poche seccature. Il fatto di essere già padrone di due dei dieci quotidiani più importanti d’America, The Wall Street Journal (al secondo posto per numero di tirature) e The New York Post (ottavo), avrebbe potuto provocare la reazione, verosimilmente non benevola, della Federal Communication Commission, agenzia federale che regolamenta e controlla il settore dei media. Da un lato infatti la commissione avrebbe potuto ostacolare il possibile accordo con Newsday oppure, e la cosa sarebbe stata anche peggiore, avrebbe potuto non rinnovare a fine anno la licenza per due delle televisioni locali di proprietà di Murdoch nell’area newyorchese.

Non si può parlare però di una vera e propria rottura. Questo perché con il proliferare dei giornali on line e della free press, i quotidiani regionali (come appunto Newsday) sono destinati a scomparire, a meno di raggiungere una qualche intesa con le maggiori testate (e perché no anche con Murdoch e Zuckerman), condividendo costi di stampa, distribuzione o raccolta della pubblicità. Ecco che archiviato temporaneamente il caso Newsday, con qualche riserva ma complessivamente con esiti positivi, spunta un’altra buona notizia per il colosso newyorkese. E la “buona novella” arriva dal numero due della compagnia Peter Chernin che dirige tutte le operazioni non giornalistiche, dalla televisione al web passando per il cinema. Chernin è l’uomo che ha cominciato nel 2005 con l’acquisto di MySpace ed ha proseguito creando poco più tardi Hulu, un sito che contiene show televisivi da tutti i network permettendo di guardarli in rete o di scaricarli su un lettore (o sul telefonino). Il vice di Murdoch ha recentemente dichiarato a Forbes: «Il pubblico vuole contenuti in rete. Se non saremo noi a darglieli, glieli darà qualcun altro. Dobbiamo avere il coraggio di rinnovare e anzi rivoluzionare continuamente il nostro modo di lavorare».

E la sua strategia d’azione, che finora l’ha visto spendere 1 miliardo e 200 milioni di dollari acquistando siti, consiste nel cooperare con la conocorrenza, anziché distruggerla come è stato spesso il metodo di Murdoch. Da qui l’invito a cena a Beverly Hills del ceo di Google Eric Shmidt per discutere di come le due società potrebbero lavorare insieme. «E’ difficile non essere affascinati da Chernin - ha detto di lui Schmidt dopo l’ incontro - e dalla sua capacità di persuasione». Che sia un segnale di ciò che deve accadere?

via Digital Sat Magazine

L’innovazione televisiva e la “maledizione della rendita”

E’ molto probabile che il freno all’innovazione televisiva sia rappresentato da staticità e sistematicità. Due cose per cui gli investitori pubblicitari diventano matti. Ed assieme a loro si dispone tutta la schiera di “telenauti” che per i motivi più vari, dalla senilità di molti all’inerzia di altri, rimangono incollati di fronte al televisore. Soprattutto perché è un mezzo come dire… familiare, che insomma non tradisce le aspettative.

Uno dei motivi per cui Rupert Murdoch accusa la Bbc di “danneggiare i concorrenti commerciali” ruota proprio attorno a questo aspetto: iPlayer, servizio web della nota tv anglosassone, raccoglie i programmi già andati in onda alla tv, riscuotendo un enorme successo. Basti pensare che ad oggi sono pervenute circa 17,5 milioni di richieste di accesso, sebbene esista un malcontento generale degli utenti mac che, per diversi motivi di mercato, non possono accedere ai contenuti del servizio.

La Bbc ha deciso di investire su iPlayer 131 milioni di sterline nei prossimi cinque anni, cavalcando l’onda del successo. A tal proposito è importante ricordare che iPlayer è stato in grado di riappropriarsi di un pubblico giovane oramai scarsamente avvezzo a guardare i programmi della tv tradizionale. Ciò sta a significare quanto sia importante per le nuove generazioni non essere ancorate ad un palinsesto (temporale), ma riuscire a gestire la fruizione di contenuti secondo le proprie esigenze. Se poi si comincia a intervenire sui contenuti editoriali, tentando di renderli ad hoc per un pubblico abituato a navigare in rete, beh allora i risultati sono garantiti.

È comprensibile che Rupert Murdoch sia in apprensione per la straordinaria proliferazione in rete delle web tv. Dopo aver scommesso su un vasto numero di canali per ampliare il più possibile l’offerta, si trova infatti a dover fare i conti con un’immensa disponibilità di contenuti proposti dalla rete, per di più gratuitamente. E per questi motivi si fa più nitido il pericolo del cosiddetto chum, ossia l’abbandono di un utente che si rivolge ad un concorrente o disdice l’abbonamento. Un’offerta ampia e variegata dovrebbe arginare la “fuga” degli utenti, ma in piena sintonia con la legge di Pareto, un numero molto ridotto di canali accentra la stragrande maggioranza dei clienti e di conseguenza rappresenta il fulcro degli introiti.

Mi chiedo allora se il sistema della long tail, oltre ai diversi campi di applicazione in cui ha avuto un grande successo, possa davvero adattarsi al mondo televisivo. O forse sarebbe meglio chiedersi se una strategia economica di questo tipo possa realmente sviluppare un business redditizio. Perché la long tail della tv esiste già, ma per poter fare affari, la “rendita televisiva” (quella che ingloba i contenuti alla Maria de Filippi, economici e cadenzati) suscita ancora richiami particolarmente irresistibili.

via Digital Sat Magazine

Se il social incontra la televisione: nasce Messenger tv

Interattività e televisione. Siamo abituati a intenderli, a livello esperienziale, come due concetti nettamente separati. Ciò che qualcuno potrebbe rimproverarmi, però, riguarda la nascita di nuove forme televisive che sfruttano i diversi e innovativi apparati digitali, contrapponendosi alla tv tradizionale. E’ indubbiamente vero che sistemi televisivi di questo genere propongono strutture interattive, in molti casi un po’ arcaiche, ma che intendono comunque apporre al concetto di televisione un significato differente.

Forse Microsoft intende andare oltre questo aspetto. Lanciando il progetto Messenger Tv invita ad un’interattività specifica che non attiene unicamente a relazioni con lo strumento, ma è tesa a favorire le relazioni umane. Da oggi infatti, i 12,5 milioni di utenti italiani ( fonte Nielsen Online marzo 2008 ) della più famosa applicazione di messaggistica istantanea del mondo, avranno la possibilità di guardare e commentare video “in compagnia” dei loro contatti, in qualunque parte del globo si trovino. Il tutto grazie a una web tv on demand più “social”, in grado di compattare le attività sulla Rete che gli italiani mediamente preferiscono: chattare e guardare video.

E’ importante ricordare che, almeno sul piano della qualità visiva, si tratta di contenuti di eccellenza, in quanto attingono dall’intero catalogo di Msn Video, il canale gratuito di video del portale Msn. E per l’occasione Microsoft non si è lasciata sfuggire accordi con “diversi pezzi grossi” del mondo televisivo, arricchendo di molto il suo già vasto archivio di contenuti. Stiamo parlando di attori di primissimo piano come Mediaset, che metterà a disposizione i propri canali, Canale5, Rete 4 e Italia 1, o SonyBMG la quale offrirà i video musicali dei più famosi artisti della scena mondiale. Per non parlare poi dei contributi a livello informativo derivanti dalle le notizie di Ansa e Agr, i contenuti cinematografici di Coming Soon, le notizie sportive di Sportitalia e i video di altri partner eccellenti nelle diverse categorie come ad esempio Mtv nel campo musicale.

E proprio l’Amministratore delegato di Mtv South Europe, Antonio Campo Dall’Orto, esprime parole entusiastiche su questo recente affare: “L’accordo con Microsoft per MSN è un passo molto importante nella nostra strategia digitale. Da ora, infatti, sarà possibile anche in Italia vedere i contenuti di Mtv mentre si chatta con i propri amici in maniera semplice ed immediata, e questo è fondamentale per i ragazzi”. Dello stesso avviso è Pietro Scott Jovane, Country Manager di Microsoft Online Services Group in Italia, che ha dichiarato: “Attraverso la nuova Messenger Tv e il canale MSN Video vogliamo offrire ai nostri utenti la migliore selezione dei programmi di successo più graditi al pubblico. La collaborazione con canali di intrattenimento di fama mondiale, come Mtv, è una grande opportunità per ampliare i contenuti offerti e fare del network MSN e Windows Live un punto di riferimento sul Web ancora più ricco e stimolante per i nostri visitatori.”

Anche Microsoft, come i più grandi attori mondiale che operano in Rete, sta scoprendo le potenzialità sociali ed economiche del web 2.0. E sfruttando una delle sue applicazioni Internet di maggior successo, fondata essenzialmente sui rapporti interpersonali, dimostra di poter snodarsi con aggressività e competitività in un contesto che non le è stato sempre favorevole e che anzi troppo spesso l’ha vista in secondo piano rispetto a players, più elastici nello sfruttare a pieno le potenzialità che la Rete è in grado di offrire.

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Fastweb tra mobile e quadruple play

Metà della popolazione italiana è raggiunta dalla sua fibra ottica. Ventiseimila mila chilometri di Rete che rappresentano una struttura all’avanguardia a livello internazionale e una corsa all’innovazione che non accenna ad arrestarsi. Perché l’obiettivo di espansione dei vertici Fastweb consiste in due obiettivi strategici ed essenziali per poter mantenere una posizione d’eccellenza nei confronti degli altri operatori: diventare un operatore mobile virtuale ed espandere il proprio business verso un modello quadruple play. A questo proposito pubblico le parole di Mario Mella, CTO Officer di Fastweb tratte da il nuovo mercato.it:

“Abbiamo raccolto tutte le sfide tecnologiche del futuro”. Merito anche, spiega il manager, della forte politica di investimenti che il Gruppo di Tlc ha messo in campo nei primi 10 anni della sua storia: dalla fondazione a Milano nel 1999 Fastweb ha investito 3,6 miliardi di euro nella realizzazione di una rete in fibra ottica di nuova generazione che oggi supera i 26 mila chilometri e che garantisce la copertura al 50% della popolazione italiana. Oggi gli operatori di Tlc in tutto il mondo promettono di adottare le cosiddette Ngn - new generation network - le reti di nuova generazione in grado di garantire la convergenza tra voce, dati e video. In Fastweb questo e’ una realta’ dall’inizio del decennio grazie all’adozione del protocollo IP e allo sviluppo di una rete alternativa in fibra ottica che hanno reso possibile il lancio di servizi voce, dati/Internet e televisione (il cosiddetto triple play) fruibili contemporaneamente, con un solo collegamento, da tutte le tipologie di clienti, residenziali e business.

Inoltre, Fastweb e’ stata la prima azienda al mondo a lanciare un servizio di iptv per i propri clienti. Oggi si stima che nel mondo ci siano oltre 13 milioni di abbonati iptv e che nei prossimi cinque anni cresceranno in maniera esponenziale”. Insomma, insiste Mella, ”grazie all’architettura e alla flessibilita’ della propria rete, Fastweb raccoglie tutte le sfide tecnologiche del futuro. In particolare, stiamo implementando la convergenza tra telefonia fissa e mobile, grazie all’accordo con 3 Italia, che ci permettera’ di diventare operatore mobile virtuale e quadruple player. Inoltre siamo molto attenti agli sviluppi della TV digitale”.

via il nuovo mercato.it

Warner e la spasmodica ricerca di nuovi (vecchi) target

Il gigante dell’intrattenimento holliwoodiano, da quanto si apprende, ha deciso di lanciarsi in un profondo rinnovamento del proprio portale Internet. I cambiamenti più significativi? Beh sicuramente la messa a disposizione di contenuti on demand, come ad esempio le serie tv che nel piccolo schermo hanno avuto molto successo: dal trascinante Buffy l’ammazzavampiri alla comicità più salottiera del divertentissimo Friends.

Il perchè? Semplice: attrarre un pubblico di giovani, di età compresa tra i 18 e 34 anni, che sta progressivamente abbandonando la tv generalista in favore del web, o di altre piattafome televisive. Una scelta di questo genere appare in un certo senso azzeccata, se non altro perché nonostante il grosso clamore mediatico che ha investito tali strumenti innovativi, sembra che le nuove frontiere televisive suscitino ancora scarsa attenzione proprio nei media tradizionali a livello produttivo e distributivo. Warner ha perciò fatto una scelta. E seguendo la scia di Cbs e Nbc ha deciso di offrire in streaming questi “vecchi” contenuti cult.

Nonostante la bontà del progetto però, credo che un qualsiasi attore, inoltrandosi nel mondo della Rete, debba rivolgersi a una comunità di individui piuttosto che ad un target. I tanto decantati social network, in particolare quelli legati a un pubblico di nicchia, inglobano persone che non per forza possiedono tratti comuni: età, sesso, impiego, status sociale. Sono uomini e donne che condividono e trasmettono la propria passione, sfruttando un mezzo che li mette in realzione con estrema facilità. Ecco perché forse una televisione che realmente aderisce al funzionamento della Rete, introietterà la prospettiva di concepire le persone semplicemente come tali, senza categorizzazioni che in Internet sono oramai obsolete. Ma immagino che la strada per arrivarci sia ancora molto molto lunga.

via oneiptelevision

Il ruolo chiave della tv satellitare (per la pubblicità)

A un anno dalla prima diffusione dei dati Auditel, è continua e inesorabile la crescita di contatti e share per i canali satellitari. Secondo un articolo de Il Sole 24 ORE, redatto da Luca Veronese, almeno un italiano su dieci guarderebbe con regolarità i canali offerti da tale piattaforma. Da Rai a Mediaset, passando per La7, i canali generalisti hanno visto progressivamente erodere i propri contatti, per quanto fin dagli inizi della sua storia avessero bollato il satellite con l’epiteto di nanoshare (contatti insignificanti), sottolineando la scarsa platea, in termini pubblicitari, che esso era in grado di attirare.

Come share i canali satellitari, nel loro complesso, si avvicinano molto a quello di una tv generalista”, incalza Roberto Binaghi del centro media Omd. “Auditel sta leggendo una realtà in crescita, ormai corposa anche nei numeri”. E com’è prevedibile i canali sportivi, quali ad esempio Sky Sport, sono in testa nel raccogliere contatti preziosi, da cui poter trarre opportune indicazioni. Ma i dati Auditel palesano anche situazioni in apparenza meno evidenti: da un lato infatti, secondo Giuseppe Basile (responsabile delle ricerche dell’area tv di Starcom), i canali del gruppo Fox hanno superato qualunque previsione in termini di pubblico. Grazie soprattutto alla programmazione offerta dal canale Fox Crime. Allo stesso tempo, il target compreso tra i 4 e i14 anni, ha rappresentato (e continuerà probabilmente ed essere) l’el dorado per la tv satellitare poiché, nelle fasce opportune, raggiunge ben il 20% di share.

La tv generalista raccoglie ogni hanno più di 4,6 miliardi di euro di investimenti pubblicitari; d’altro canto la pubblicità sul satellite vale non più di 300 milioni di euro annui. Ma secondo Basile, la forza della piattaforma satellite non è racchiusa nei numeri, quanto invece nella qualità dei contatti. La tv satellitare raggiunge fette di popolazione, di solito con un più alto livello culturale, che hanno smesso di guardare la tv generalista: contatti esclusivi, rappresentanti persone più recettive. Un pubblico che sceglie di guardare la televisione, passando di fronte a Sky almeno il 50% della propria giornata-tv.

Ma per il satellite di Murdoch, che punta a raggiungere 6 milioni di abbonati entro il 2010 (oggi ne raccoglie 4 milioni), gli investimenti pubblicitari stanno assumendo un ruolo sempre più incalzante e centrale. E un affollamento del 18%, che inizia a percepirsi anche tra il pubblico, lo dimostra ampiamente. Secondo Biraghi “è sempre più evidente la presenza di aziende concorrenti all’interno dello stesso break pubblicitario: capita di vedere spot in sequenza di tre o quattro case automobilistiche, o di avere P&G, Danone e Nestlè all’interno di un film su Fox. Se il satellite vuole crescere anche sul mercato pubblicitario, conclude Biraghi, deve correggere anche questi errori di gioventù”.

Infografiche:

Fastweb si lancia negli spot interattivi

E così il primo operatore di iptv del Bel Paese sceglie la pubblicità interattiva come mezzo per incentivare i propri guadagni. Come ben sappiamo, secondo la “filosofia” della rete, una comunicazione bidirezionale rappresenta l’essenza stessa che ne caratterizza tutti i processi. Iptv compresa. In questo caso Fastweb ha scelto di lanciare uno spot che reclamizza l’Antara, suv della casa tedesca Opel, utilizzando proprio questo tipo di modalità.

Il telespettatore potrà interagire con il video, stoppandolo a proprio piacimento, per poter accedere a un menu ed approfondire dettagli tecnici e di allestimento. Si viene catapultati in una dimensione completamente diversa dal classico modo di concepire la pubblicità, andando a scoprire il prodotto in prima persona, senza che qualcuno ci guidi in maniera esplicita.

A questo “innovativo” spot si aggiunge il mini quiz Tu che guidatore sei, per poter avere un feedback da parte dell’utente, riuscendo, in una fase successiva, ad agire su oppurtune leve di marketing. A parer mio gli aspetti rivoluzionari della pubblicità interattiva riguardano in particolar modo quest’ultimo passaggio. Per poter avere informazioni utili sui consumatori, da affiancare magari a dispendiose ricerche di mercato, la scelta di invogliare l’utente ad esternare le proprie opinioni e i propri desideri sono fondamentali. Ed i risultati si ottengono in un tempo pressoché infinitesimale, un semplice click.

Perciò, mentre noi “giochicchiamo” con una divertente pubblicità interattiva, dall’altra parte c’è qualcuno che ci osserva e monitora le nostre azioni, le nostre scelte. Una sorta di “Grande Fratello” della pubblicità che dai nostri movimenti discerne un numero infinito d’informazioni, il che fa riflettere se una rivoluzione di questo tipo, a livello di advertising, sia realmente conveniente per entrambi la parti. Dalla loro di sicuro. Dalla nostra… mah.

via oneadsl