Strategia anti-palinsesto, la scelta di Tiscali tv

Ogni web tv che si rispetti, in grado di favorire una manipolazione della programmazione sempre più raffinata, si arrovella continuamente per inventare sempre nuove strade che riescano, per così dire, a “eludere” il palinsesto. Ed in quest’ottica, anche Tiscali non vuole essere da meno rispetto agli altri players che concorrono sulla rete.

«Tiscali tv – dice il direttore per l’Italia Fabrizio Mei – s’inserisce in un mercato che vede le tv attraverso Internet ritagliarsi un ruolo sempre più importante. Rispetto alle altre iptv già presenti, siamo i primi a rappresentare una nuova generazione che propone sostanziali innovazioni dedicate trasversalmente agli adulti, ai più piccoli e in particolare ai patiti di sport. Quello che per noi è regola rispecchia la frase: libertà di palinsesto».

Questa libertà si concretizza anche e soprattutto nel cosiddetto timeshifting, ovvero l’intero palinsesto dei principali canali generalisti a disposizione dei telespettatori per 48 ore. La stessa duttilità si riscopre anche durante la fase di registrazione. Passare da un programma live a uno registrato è facilissimo: la guida programmi (EPG electronic program guide) permette immediatamente di passare da una visione all’altra senza cancellare ciò che si sta registrando.

via lastampa.it

Passaparola

Contribuire alla diffusione dell’informazione. E soprattutto farlo via web. Il bloggante ha ritenuto indispensabile la presenza di Marco Travaglio nel suo blog. Vediamone!

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L’innovazione televisiva e la “maledizione della rendita”

E’ molto probabile che il freno all’innovazione televisiva sia rappresentato da staticità e sistematicità. Due cose per cui gli investitori pubblicitari diventano matti. Ed assieme a loro si dispone tutta la schiera di “telenauti” che per i motivi più vari, dalla senilità di molti all’inerzia di altri, rimangono incollati di fronte al televisore. Soprattutto perché è un mezzo come dire… familiare, che insomma non tradisce le aspettative.

Uno dei motivi per cui Rupert Murdoch accusa la Bbc di “danneggiare i concorrenti commerciali” ruota proprio attorno a questo aspetto: iPlayer, servizio web della nota tv anglosassone, raccoglie i programmi già andati in onda alla tv, riscuotendo un enorme successo. Basti pensare che ad oggi sono pervenute circa 17,5 milioni di richieste di accesso, sebbene esista un malcontento generale degli utenti mac che, per diversi motivi di mercato, non possono accedere ai contenuti del servizio.

La Bbc ha deciso di investire su iPlayer 131 milioni di sterline nei prossimi cinque anni, cavalcando l’onda del successo. A tal proposito è importante ricordare che iPlayer è stato in grado di riappropriarsi di un pubblico giovane oramai scarsamente avvezzo a guardare i programmi della tv tradizionale. Ciò sta a significare quanto sia importante per le nuove generazioni non essere ancorate ad un palinsesto (temporale), ma riuscire a gestire la fruizione di contenuti secondo le proprie esigenze. Se poi si comincia a intervenire sui contenuti editoriali, tentando di renderli ad hoc per un pubblico abituato a navigare in rete, beh allora i risultati sono garantiti.

È comprensibile che Rupert Murdoch sia in apprensione per la straordinaria proliferazione in rete delle web tv. Dopo aver scommesso su un vasto numero di canali per ampliare il più possibile l’offerta, si trova infatti a dover fare i conti con un’immensa disponibilità di contenuti proposti dalla rete, per di più gratuitamente. E per questi motivi si fa più nitido il pericolo del cosiddetto chum, ossia l’abbandono di un utente che si rivolge ad un concorrente o disdice l’abbonamento. Un’offerta ampia e variegata dovrebbe arginare la “fuga” degli utenti, ma in piena sintonia con la legge di Pareto, un numero molto ridotto di canali accentra la stragrande maggioranza dei clienti e di conseguenza rappresenta il fulcro degli introiti.

Mi chiedo allora se il sistema della long tail, oltre ai diversi campi di applicazione in cui ha avuto un grande successo, possa davvero adattarsi al mondo televisivo. O forse sarebbe meglio chiedersi se una strategia economica di questo tipo possa realmente sviluppare un business redditizio. Perché la long tail della tv esiste già, ma per poter fare affari, la “rendita televisiva” (quella che ingloba i contenuti alla Maria de Filippi, economici e cadenzati) suscita ancora richiami particolarmente irresistibili.

via Digital Sat Magazine

Se il social incontra la televisione: nasce Messenger tv

Interattività e televisione. Siamo abituati a intenderli, a livello esperienziale, come due concetti nettamente separati. Ciò che qualcuno potrebbe rimproverarmi, però, riguarda la nascita di nuove forme televisive che sfruttano i diversi e innovativi apparati digitali, contrapponendosi alla tv tradizionale. E’ indubbiamente vero che sistemi televisivi di questo genere propongono strutture interattive, in molti casi un po’ arcaiche, ma che intendono comunque apporre al concetto di televisione un significato differente.

Forse Microsoft intende andare oltre questo aspetto. Lanciando il progetto Messenger Tv invita ad un’interattività specifica che non attiene unicamente a relazioni con lo strumento, ma è tesa a favorire le relazioni umane. Da oggi infatti, i 12,5 milioni di utenti italiani ( fonte Nielsen Online marzo 2008 ) della più famosa applicazione di messaggistica istantanea del mondo, avranno la possibilità di guardare e commentare video “in compagnia” dei loro contatti, in qualunque parte del globo si trovino. Il tutto grazie a una web tv on demand più “social”, in grado di compattare le attività sulla Rete che gli italiani mediamente preferiscono: chattare e guardare video.

E’ importante ricordare che, almeno sul piano della qualità visiva, si tratta di contenuti di eccellenza, in quanto attingono dall’intero catalogo di Msn Video, il canale gratuito di video del portale Msn. E per l’occasione Microsoft non si è lasciata sfuggire accordi con “diversi pezzi grossi” del mondo televisivo, arricchendo di molto il suo già vasto archivio di contenuti. Stiamo parlando di attori di primissimo piano come Mediaset, che metterà a disposizione i propri canali, Canale5, Rete 4 e Italia 1, o SonyBMG la quale offrirà i video musicali dei più famosi artisti della scena mondiale. Per non parlare poi dei contributi a livello informativo derivanti dalle le notizie di Ansa e Agr, i contenuti cinematografici di Coming Soon, le notizie sportive di Sportitalia e i video di altri partner eccellenti nelle diverse categorie come ad esempio Mtv nel campo musicale.

E proprio l’Amministratore delegato di Mtv South Europe, Antonio Campo Dall’Orto, esprime parole entusiastiche su questo recente affare: “L’accordo con Microsoft per MSN è un passo molto importante nella nostra strategia digitale. Da ora, infatti, sarà possibile anche in Italia vedere i contenuti di Mtv mentre si chatta con i propri amici in maniera semplice ed immediata, e questo è fondamentale per i ragazzi”. Dello stesso avviso è Pietro Scott Jovane, Country Manager di Microsoft Online Services Group in Italia, che ha dichiarato: “Attraverso la nuova Messenger Tv e il canale MSN Video vogliamo offrire ai nostri utenti la migliore selezione dei programmi di successo più graditi al pubblico. La collaborazione con canali di intrattenimento di fama mondiale, come Mtv, è una grande opportunità per ampliare i contenuti offerti e fare del network MSN e Windows Live un punto di riferimento sul Web ancora più ricco e stimolante per i nostri visitatori.”

Anche Microsoft, come i più grandi attori mondiale che operano in Rete, sta scoprendo le potenzialità sociali ed economiche del web 2.0. E sfruttando una delle sue applicazioni Internet di maggior successo, fondata essenzialmente sui rapporti interpersonali, dimostra di poter snodarsi con aggressività e competitività in un contesto che non le è stato sempre favorevole e che anzi troppo spesso l’ha vista in secondo piano rispetto a players, più elastici nello sfruttare a pieno le potenzialità che la Rete è in grado di offrire.

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Warner e la spasmodica ricerca di nuovi (vecchi) target

Il gigante dell’intrattenimento holliwoodiano, da quanto si apprende, ha deciso di lanciarsi in un profondo rinnovamento del proprio portale Internet. I cambiamenti più significativi? Beh sicuramente la messa a disposizione di contenuti on demand, come ad esempio le serie tv che nel piccolo schermo hanno avuto molto successo: dal trascinante Buffy l’ammazzavampiri alla comicità più salottiera del divertentissimo Friends.

Il perchè? Semplice: attrarre un pubblico di giovani, di età compresa tra i 18 e 34 anni, che sta progressivamente abbandonando la tv generalista in favore del web, o di altre piattafome televisive. Una scelta di questo genere appare in un certo senso azzeccata, se non altro perché nonostante il grosso clamore mediatico che ha investito tali strumenti innovativi, sembra che le nuove frontiere televisive suscitino ancora scarsa attenzione proprio nei media tradizionali a livello produttivo e distributivo. Warner ha perciò fatto una scelta. E seguendo la scia di Cbs e Nbc ha deciso di offrire in streaming questi “vecchi” contenuti cult.

Nonostante la bontà del progetto però, credo che un qualsiasi attore, inoltrandosi nel mondo della Rete, debba rivolgersi a una comunità di individui piuttosto che ad un target. I tanto decantati social network, in particolare quelli legati a un pubblico di nicchia, inglobano persone che non per forza possiedono tratti comuni: età, sesso, impiego, status sociale. Sono uomini e donne che condividono e trasmettono la propria passione, sfruttando un mezzo che li mette in realzione con estrema facilità. Ecco perché forse una televisione che realmente aderisce al funzionamento della Rete, introietterà la prospettiva di concepire le persone semplicemente come tali, senza categorizzazioni che in Internet sono oramai obsolete. Ma immagino che la strada per arrivarci sia ancora molto molto lunga.

via oneiptelevision